«È troppo facile procurarsi un fucile»
Armato con un fucile a pompa e una pistola semiautomatica, un ragazzo austriaco di 21 anni, martedì mattina, ha aperto il fuoco davanti alla scuola superiore Borg di Graz: ha ucciso 11 persone e ne ha ferite almeno altre 12, fra studenti e personale scolastico; poi si è chiuso in bagno e si è tolto la vita. Come hanno riferito alcuni quotidiani austriaci, il ragazzo si è definito vittima di bullismo proprio in quell'istituto, che ha frequentato senza finirlo.
«Le nostre scuole devono rimanere luoghi di pace», ha subito commentato il cancelliere austriaco Christian Stocker, annunciando tre giorni di lutto in tutto il Paese. L'Austria aveva già assistito a due sparatorie scolastiche nel 1997 e nel 2018, ma con singole vittime.
Secondo la polizia, le due armi usate dal ragazzo – la Glock e il fucile – erano legalmente detenute, e una era stata acquistata da pochi giorni. In base alla legge austriaca, come riporta la Süddeutsche Zeitung, serve una perizia psicologica per ottenere determinate armi, e l'ex studente aveva superato i requisiti richiesti. Lorenzo Monfregola sulle pagine del Foglio sottolinea questo aspetto: siamo abituati infatti ad associare le leggi più permissive e le sparatorie agli Stati Uniti – ma invece l'Austria conta circa 1,5 milioni di armi legalmente registrate, appartenenti a 370mila persone, su un totale di 9,1 milioni di abitanti. E il dato continua a crescere: grazie alla caccia, certo, ma anche grazie a queste regole.
Il sindaco di Graz, Elke Kahr, ha chiesto un divieto totale delle armi nel settore privato, sostenendo che le licenze vengono rilasciate «troppo facilmente». La polizia intanto ha invitato i cittadini a non condividere foto e video relativi alla strage – ma di inviarle alle autorità tramite il sito del Ministero dell’Interno. Sui social però si vedono però ugualmente riprese dalle classi, colpi di spari, fotogrammi delle vittime coperte dalle lenzuola.