Solo sei giorni fa, Elon Musk varcava la soglia dello Studio Ovale accolto da sorrisi e pacche sulle spalle. Donald Trump, seduto dietro la scrivania presidenziale, lo congedava con parole affettuose: «Elon è veramente una persona fantastica», mentre lo nominava consigliere speciale. Ma quell’intesa sembra oggi al capolinea.

La frattura è esplosa dopo l’uscita di Musk dal governo. Il patron di Tesla ha definito su X la manovra fiscale di Trump «un abominio disgustoso», accusandola di aggravare il deficit federale. «Uccidete la legge, o la legge ucciderà noi», ha scritto, invitando i cittadini a fare pressione sui loro rappresentanti al Congresso. Trump ha replicato, affermando di sentirsi «molto deluso» dalle critiche di Musk alla nuova legge di bilancio: «Conosceva il contenuto del testo». Musk ha ribattuto su X: «Falso», e ha rincarato la dose con un sondaggio tra i suoi 220 milioni di follower: «È arrivato davvero il momento di creare un nuovo partito politico che rappresenti l’80% delle persone al centro?»

Nel giro di poche ore, Trump ha reagito su Truth Social, minacciando il taglio dei finanziamenti pubblici e dei contratti federali a Tesla e SpaceX. La reazione dei mercati è stata immediata: le azioni Tesla hanno perso il 13% a Wall Street, mentre Trump Media ha lasciato sul campo oltre 7 punti percentuali.

Trump ha inoltre revocato la nomina di Jared Isaacman, uomo di fiducia di Musk, alla guida della NASA. Durante una conferenza stampa con il cancelliere tedesco Merz, ha affondato: «Sono molto deluso da Elon. Avevo fatto tanto per lui. Non so se avremo più una grande relazione». Poi ha rincarato: «Conosceva meglio di chiunque altro ogni aspetto della legge di bilancio. Non mi ha ancora attaccato direttamente, ma forse è la prossima cosa che farà». E infatti è successo: «Falso – ha replicato Musk su X – questa proposta di legge non è mai stata mostrata nemmeno una volta ed è stata approvata nel cuore della notte, così velocemente che quasi nessuno al Congresso è riuscito a leggerla».

Musk ha anche rilanciato una vecchia dichiarazione di Trump del 2012, in cui il tycoon affermava: «Nessun membro del Congresso dovrebbe essere rieleggibile se il bilancio del nostro Paese non è in pareggio». Il commento di Musk? «Non potrei essere più d’accordo». Poi sono arrivati i colpi più duri. «Senza di me – ha scritto Musk – Trump avrebbe perso le elezioni. Che ingrato». E infine la bomba: «Donald Trump è nei files di Epstein. Questa è la vera ragione per cui non sono stati resi pubblici. Segnatevi questo post per il futuro, perché la verità verrà fuori».

Sebbene non abbia fornito prove, Musk ha così alluso a un possibile coinvolgimento diretto dell’ex presidente nei traffici sessuali gestiti da Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere nel 2019. A chi gli chiedeva se Trump dovrebbe essere messo sotto impeachment, Musk ha risposto con una sola parola: «Sì».

Trump non è rimasto a guardare. Su Truth ha rilanciato con un messaggio minaccioso: «Il modo più facile per risparmiare miliardi e miliardi dal nostro bilancio è mettere fine ai sussidi governativi e ai contratti con Elon».

Secondo quanto riportato da Politico, alla Casa Bianca si starebbe preparando una telefonata tra il presidente americano e Musk per provare a ricucire una frattura che, almeno per ora, appare profonda e insanabile.