Nuova frenata per la politica commerciale di Donald Trump. La Court of International Trade, tribunale federale con sede a New York specializzato in materia doganale e di commercio estero, ha dichiarato illegittimi i dazi «reciproci» introdotti dall’amministrazione. Si tratta di una decisione che segna un punto a favore di piccole imprese e Stati americani contrari alla linea protezionista dell’ex presidente.

Secondo i giudici, Trump avrebbe abusato dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge del 1977 pensata per situazioni di emergenza nazionale, che il tycoon aveva invocato per giustificare le tariffe imposte su una vasta gamma di prodotti importati. «La legge non autorizza il presidente a imporre una sovrattassa illimitata su merci provenienti da quasi tutti i Paesi del mondo» si legge nella motivazione della sentenza, pubblicata mercoledì.

I dazi, di almeno il 10%, erano stati introdotti durante il cosiddetto «Liberation Day», con l’obiettivo dichiarato di riequilibrare la bilancia commerciale degli Stati Uniti. Ma per la Corte, l’IEEPA non può sostituirsi al Congresso, l’unico organo costituzionalmente autorizzato a legiferare in materia di tariffe doganali. Una bocciatura che mette in discussione una delle misure simbolo della politica economica trumpiana.

La decisione è frutto di una serie di azioni legali promosse da aziende come V.O.S. Selections, importatore di vini, e da dodici Stati americani guidati dall’Oregon. Il procuratore generale dell’Oregon, Dan Rayfield, ha commentato: «La sentenza riafferma che le nostre leggi contano e che la politica commerciale non può dipendere dall’umore del presidente».

La reazione della Casa Bianca non si è fatta attendere. Un portavoce ha definito il verdetto un’ingerenza nei poteri dell’esecutivo: «Non spetta a giudici non eletti decidere come affrontare adeguatamente un'emergenza nazionale. Il Presidente Trump si è impegnato a mettere l'America al primo posto e a utilizzare ogni leva del potere esecutivo per affrontare questa crisi e ripristinare la grandezza dell'America».

A rincarare la dose è stato il consigliere presidenziale Stephen Miller, che ha parlato senza mezzi termini di «colpo di Stato giudiziario».

Ma fuori dalla Casa Bianca, le critiche alla strategia tariffaria dell’ex presidente si moltiplicano. Il premio Nobel James Robinson, in un’intervista a la Repubblica, ha affermato che Trump «dovrà fare marcia indietro, ma intanto causerà una recessione».

Dopo questa sentenza, la battaglia sui dazi entra in una nuova fase. Con il ricorso già annunciato e le tensioni internazionali sul commercio ancora alte, la questione si sposta ora in appello. Ma il messaggio della Corte è chiaro: nessun presidente può riscrivere le regole del commercio mondiale da solo. Nel frattempo, un nuovo annuncio ha scosso l'amministrazione Trump nelle scorse ore. Il miliardario Elon Musk ha annunciato sul suo social X che lascerà il suo incarico al Doge, il dipartimento che Trump aveva creato apposta per lui con il mandato di sforbiciare le spese federali. Anche la Casa Bianca ha confermato il divorzio, avvenuto dopo che il miliardario aveva espresso "delusione" per il progetto fiscale e la nuova legge di bilancio che, secondo lui, avrebbe "compromesso" il suo lavoro di consulente per l'efficienza e aumentato il deficit del Paese.