Mercoledì 21 maggio, come accade ormai da mesi, i pensionati argentini sono tornati a manifestare davanti al Palazzo del Congresso di Buenos Aires. La protesta si è svolta in concomitanza con la discussione – poi saltata per mancanza di quorum – di un disegno di legge proposto dall’opposizione per aumentare l’importo delle pensioni minime. Anche in questa occasione, le forze dell’ordine hanno disperso i manifestanti con manganelli e spray urticanti. Tra i feriti, Padre Paco Olveira, sacerdote noto per il suo impegno nelle “villas”, le baraccopoli della capitale.

Il corteo settimanale è ormai un appuntamento fisso. Ogni mercoledì, pensionati e attivisti protestano contro il drastico ridimensionamento della spesa pubblica imposto dal governo di Javier Milei, che ha colpito in modo diretto le fasce più fragili della popolazione. Oggi la pensione minima si attesta attorno ai 296.000 pesos (circa 230 euro), mentre l'affitto medio di un piccolo appartamento a Buenos Aires supera i 550.000 pesos.

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Il governo Milei ha deciso di mantenere il bonus mensile da 70.000 pesos introdotto dall’esecutivo precedente (quello di Alberto Fernández), destinato a integrare le pensioni più basse. Tuttavia, il valore reale del bonus è stato eroso dall'inflazione: non è previsto infatti alcun meccanismo di aggiornamento automatico, e con un’inflazione annua al 47% ad aprile 2025, il potere d'acquisto dei pensionati continua a ridursi.

La mobilitazione ha assunto nel tempo un respiro più ampio. Oltre agli anziani, partecipano esponenti del sindacato, del clero, della politica e perfino gruppi di tifosi di calcio. L’obiettivo comune è spingere il governo a rivedere la sua strategia di “shock economico” e garantire condizioni di vita dignitose per tutti.