Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato una proroga fino al 9 luglio per l’eventuale introduzione di dazi al 50% sulle importazioni dall’Unione Europea, allontanando temporaneamente lo spettro di una nuova guerra commerciale. La decisione è arrivata in seguito a un colloquio con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Abbiamo avuto una telefonata molto piacevole e ho accettato di spostarla» ha dichiarato Trump dall’aeroporto di Morristown, nel New Jersey.

In un post su X di domenica 25 maggio, von der Leyen aveva ribadito la disponibilità dell’Europa a portare avanti i colloqui con “rapidità e decisione”, ma sottolineando che «per un buon accordo servirà tempo fino al 9 luglio». È proprio quella la data originaria fissata per la fine della pausa di 90 giorni decisa dallo stesso Trump. L’UE, che inizialmente prevedeva di introdurre un dazio del 20%, aveva optato per una riduzione temporanea al 10%, in attesa di un’intesa definitiva.

In precedenza, il presidente Usa aveva minacciato un inasprimento tariffario già dal 1° giugno, accusando Bruxelles di rallentare i negoziati e di colpire le aziende americane con azioni legali e regolamentazioni ostili. Dopo l’annuncio della proroga, i mercati europei hanno reagito con un rimbalzo degli acquisti, rassicurati dalla distensione temporanea tra le due sponde dell’Atlantico.

Intanto, sul fronte geopolitico, Trump ha commentato l’ultima escalation del conflitto in Ucraina, affermando che «Putin è andato completamente fuori di testa», in riferimento al più massiccio attacco aereo lanciato dalla Russia dall’inizio della guerra. Ma non ha risparmiato critiche nemmeno al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rimproverandolo di “parlare troppo”.

Nel frattempo, i contatti diplomatici proseguono: venerdì il commissario europeo Maroš Šefčovič ha avuto un colloquio telefonico con il rappresentante Usa al commercio Jamieson Greer, un incontro previsto da tempo. Secondo Bloomberg, le trattative attuali riguardano non solo barriere tariffarie e non tariffarie, ma anche sicurezza economica, investimenti strategici, acquisti pubblici e cooperazione globale.

Sempre secondo Bloomberg, dazi al 50% colpirebbero circa 321 miliardi di dollari di scambi tra Stati Uniti e Unione Europea, con conseguenze economiche rilevanti: -0,6% di PIL Usa e +0,3% sui prezzi al consumo.