Il primo aereo con a bordo 49 rifugiati sudafricani bianchi è atterrato a Washington il 12 maggio, accolto da una delegazione ufficiale del Dipartimento di Stato e della Salute. È il primo gruppo tra i mille afrikaner che, secondo documenti ufficiali visionati dal New York Times e da The Lever, gli Stati Uniti si preparano ad accogliere grazie a un programma accelerato istituito da Donald Trump.

Il piano, chiamato “Missione Sudafrica”, prevede una corsia preferenziale per i soli afrikaner, la principale componente della minoranza bianca sudafricana, discendente dei coloni olandesi e protagonisti storici del regime dell’apartheid. Il loro reinsediamento avverrà attraverso una procedura d’emergenza attivata con un ordine esecutivo firmato lo scorso 7 febbraio. La decisione ha suscitato forti polemiche: mentre gli Stati Uniti bloccano da mesi l’accesso a decine di migliaia di richiedenti asilo provenienti da Siria, Afghanistan, Congo o Sudan, il governo Trump sceglie di aprire le porte solo agli afrikaner. Secondo quanto riportato da Repubblica, oltre 20mila persone che avevano già ottenuto lo status di rifugiato sotto l’amministrazione Biden sono state escluse dal nuovo piano.

Trump giustifica la scelta parlando di «persecuzione razziale contro i bianchi». «Il Sudafrica sta confiscando le terre e trattando male alcune classi di persone», ha dichiarato. «Noi aiuteremo qualunque agricoltore voglia fuggire da quel Paese con un rapido percorso di cittadinanza americana», ha scritto su Truth. Secondo l’ordine esecutivo, gli afrikaner avrebbero diritto allo status di rifugiato a causa della legge sudafricana sull’esproprio delle terre, che secondo la Casa Bianca rappresenterebbe una “massiccia violazione dei diritti umani”. La legge – approvata all’inizio del 2024 – consente al governo di espropriare alcune proprietà agricole nell’interesse pubblico, in casi eccezionali e con risarcimento equo.

Ma il ministro degli Esteri sudafricano, Ronald Lamola, ha dichiarato: «Non potranno fornire alcuna prova di persecuzione per il semplice fatto che i bianchi non sono perseguitati in Sudafrica». Il governo di Pretoria ha definito la misura americana «una chiara manipolazione politica». L’iniziativa ha sollevato l’opposizione delle agenzie internazionali e delle organizzazioni per i diritti umani. L’OIM – l’agenzia ONU per le migrazioni – ha rifiutato di partecipare al piano. Anche la Chiesa episcopale statunitense si è chiamata fuori: «È stato doloroso osservare un gruppo selezionato in modo inusuale ricevere un trattamento preferenziale rispetto a tanti altri in pericolo», ha scritto il vescovo Sean Rowe.

Secondo Vanessa Cárdenas, direttrice dell’ong America’s Voice, «è un piano profondamente razzista. Offrono un trattamento speciale ad afrikaner bianchi ancora da individuare, mentre chiudono le porte a persone dalla pelle scura provenienti da altri Paesi, nonostante abbiano già ricevuto l’ok dalle agenzie governative». La scelta ha anche una dimensione ideologica. Alcune delle figure più influenti nell’universo MAGA sono legate al Sudafrica bianco: Elon Musk, nato a Pretoria, ha rilanciato la tesi – mai dimostrata – del “genocidio dei bianchi”. David Sacks, Peter Thiel e Paul Furber (tra i primi diffusori di QAnon) sono tutti uomini bianchi con legami familiari o personali con l’apartheid.

Il gruppo di pressione AfriForum, vicino agli afrikaner e noto per aver definito l’apartheid una «cosiddetta ingiustizia», è da anni impegnato nel lobbying contro le leggi sulla redistribuzione delle terre. Secondo diversi osservatori, la scelta dell’amministrazione Trump di isolare il Sudafrica non è solo ideologica, ma anche geopolitica. A gennaio 2024, infatti, il governo di Pretoria ha intentato una causa formale contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia, accusandolo di violare la Convenzione sul genocidio per la condotta delle operazioni militari nella Striscia di Gaza.

Una mossa che ha provocato forti reazioni da parte del governo israeliano e dei suoi alleati, primo fra tutti Trump, storicamente vicino al primo ministro Benjamin Netanyahu. Come riportato da Repubblica, appena un mese dopo l’inizio della causa, Trump ha annunciato il taglio di tutti gli aiuti economici al Sudafrica, definendo il paese «ostile» e accusandolo di posizioni «aggressive verso gli Stati Uniti e i suoi alleati». Questa dinamica contribuisce a spiegare l’ostilità crescente della Casa Bianca verso il governo guidato dall’African National Congress (ANC), e il sostegno esplicito a una parte minoritaria e privilegiata della sua popolazione. La “Missione Sudafrica”, insomma, funziona anche come ritorsione diplomatica, mascherata da umanitarismo selettivo.