In un post pubblicato sulla piattaforma Truth, Trump ha anticipato l'introduzione di dazi al 100% sui film prodotti all’estero ma distribuiti negli Stati Uniti. Una mossa che, secondo il tycoon, punta a salvare «un’industria cinematografica americana che sta morendo molto velocemente», colpita da incentivi economici stranieri che attraggono studios e registi lontano da Hollywood. Per Trump, la questione è talmente grave da rappresentare una «minaccia per la sicurezza nazionale».

Ma non è l'unico, ennesimo, annuncio sorprendente di queste ore. Donald Trump ha infatti parlato anche della riapertura del carcere federale di Alcatraz, simbolo della giustizia punitiva americana del Novecento e chiuso da oltre 60 anni. «Una volta eravamo una nazione seria — ha dichiarato Trump — non esitavamo a rinchiudere i criminali più pericolosi per proteggere i cittadini. È ora di tornare a quel modello». Il piano prevede la ricostruzione e l’ampliamento dell’iconico penitenziario, che dovrebbe ospitare detenuti considerati estremamente pericolosi. L’ordine, rivolto all’FBI, al Dipartimento di Giustizia e alla Sicurezza Interna, segna un ritorno a toni securitari forti.

Nel frattempo, a bordo dell’Air Force One, Trump ha accennato a colloqui in corso con la Russia, parlando del conflitto in Ucraina come di una guerra alimentata da un «odio tremendo» tra i presidenti Zelensky e Putin, lasciando intendere che «forse la pace non è possibile». Tuttavia, il tycoon ha sostenuto che «ci sono ancora ottime possibilità» di porre fine alle ostilità.

Parole che si scontrano con l’atteggiamento del presidente russo, che in un documentario trasmesso dalla TV statale ha ribadito la forza dell’esercito di Mosca e la determinazione a proseguire l’invasione, anche senza il ricorso al nucleare. Nel frattempo, Putin continua a rifiutare la proposta di cessate il fuoco di 30 giorni avanzata dagli Stati Uniti.