«Trump 2028». Cappellini rossi da 50 dollari, magliette blu navy o rosse con lo slogan «Riscriviamo le regole», e perfino elastici per tenere al fresco le lattine di birra. Si tratta del nuovo merchandising apparso sul sito ufficiale del Trump Store, che permette di acquistare prodotti e oggetti con il marchio del Presidente degli Stati Uniti. Da diversi mesi, infatti, Trump ha iniziato a strizzare l’occhio a un terzo mandato, che però la Costituzione americana vieta espressamente. «Molti mi chiedono di candidarmi per un terzo mandato», ha dichiarato di recente, «che in realtà sarebbe un quarto, visto che le elezioni del 2020 sono state rubate». E ha aggiunto: «Ci sono diversi modi per riuscirci».

 

Secondo il 22° emendamento, «nessuna persona potrà essere eletta alla carica di presidente più di due volte». Tradotto: Trump, eletto nel 2016 e – dopo la sconfitta del 2020 che continua a contestare – di nuovo nel 2024, non potrebbe più candidarsi nel 2028. E allora perché il merchandising? Certo, si tratta di un’operazione commerciale. Ma è anche, e forse soprattutto, un messaggio politico. Trump vuole far capire che le sue aspirazioni non si fermeranno dopo il 2028. E se le regole lo impediscono, beh, magari si possono riscrivere. Gli esperti individuano tre possibili strade, tutte comunque piene di ostacoli.  La più diretta — ma anche la più improbabile — è la modifica del 22° emendamento. Una procedura lunga e complessa, che richiede l’approvazione dei due terzi del Congresso e la ratifica di almeno 38 dei 50 Stati. In un’America polarizzata, appare quasi impossibile.

 

Un’alternativa sarebbe candidare un alleato leale come il senatore dell’Ohio J.D. Vance alla presidenza, con Trump come suo vice. Una volta eletti, Vance si dimetterebbe e Trump subentrerebbe alla Casa Bianca. Ma anche questo scenario presenta un ostacolo costituzionale: il 12° emendamento stabilisce che chi non può essere presidente, non può nemmeno essere vicepresidente. Quindi, questa ipotesi potrebbe risultare incostituzionale. L’ultima possibilità è che Trump venga nominato vicepresidente dopo le elezioni. In questo caso, Vance si candiderebbe con un altro vice, che si dimetterebbe una volta eletto. A quel punto, con l’approvazione del Senato, Trump potrebbe essere nominato nuovo vicepresidente. Anche questa manovra, però, è giuridicamente fragile e facilmente contestabile.

 

Secondo gli esperti, le dichiarazioni di Trump e il lancio del merchandising potrebbero essere un modo per mobilitare i suoi elettori e saggiare il terreno per eventuali battaglie legali e costituzionali. Non è la prima volta che Trump utilizza un gesto simbolico per lanciare un messaggio politico. Per ora, dunque, Trump 2028 rimane uno slogan, un cappellino da 50 dollari, una provocazione lanciata in pasto ai media. Dietro, tuttavia, c’è un messaggio politico forte: la volontà di Trump di restare al centro della scena, anche sfidando le regole. A due anni dall’assalto di Capitol Hill, la domanda non è più se ci proverà, ma quanto sarà disposto a forzare i confini della democrazia americana per riuscirci.