Guerra in Ucraina, il piano USA: niente NATO per Kiev, la Crimea a Mosca. Ma l'Europa dice no
Il piano americano sulla guerra in Ucraina prende forma. Durante il vertice di Parigi della scorsa settimana, gli Stati Uniti hanno presentato a Kiev e ai principali alleati europei le linee guida di un possibile accordo con Mosca. Washington si aspetta una risposta ufficiale da parte di Zelensky entro pochi giorni, in vista del prossimo incontro a Londra. Se si troverà una posizione comune, la bozza potrà essere sottoposta a Vladimir Putin.
Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, il piano - che al momento resta ufficioso - prevede il mancato ingresso dell'Ucraina nella NATO, il riconoscimento statunitense dell'annessione della Crimea alla Russia e la creazione di una zona neutrale attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, sotto controllo diretto americano. Nessun accenno, invece, al ritiro delle truppe russe dalle altre regioni occupate. Sul fronte militare, il piano apre alla continuazione degli aiuti occidentali a Kiev e all'ipotesi di una missione europea di "rassicurazione", ma senza garanzie scritte di protezione da parte degli Stati Uniti.
Alcuni punti, tuttavia, si preannunciano molto controversi per Kiev. In particolare, riconoscere formalmente la sovranità russa sui territori occupati violerebbe la Costituzione ucraina. L'unica via praticabile, riferiscono fonti vicine ai negoziati, potrebbe essere quella di prendere atto della situazione di fatto, senza però concedere un riconoscimento formale. Del resto, come ricordato dal Wall Street Journal, una legge americana del 2018 vieta esplicitamente ogni riconoscimento della Crimea russa: all'epoca il segretario di Stato Mike Pompeo parlò di una «minaccia a un principio internazionale fondamentale: nessun Paese può modificare i confini di un altro con la forza».
La situazione resta congelata anche nelle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, occupate da Mosca nel 2022. Quanto alle garanzie di sicurezza, gli Stati Uniti — sottolineano fonti diplomatiche — non intendono assumere impegni formali. «Non si tratta di un ultimatum», precisa un alto funzionario del Dipartimento di Stato, citato dal Wall Street Journal: «Sono opzioni da valutare, non una proposta da prendere o lasciare».
La risposta europea è stata immediata e negativa. Il progetto di pace americano è stato presentato a diverse cancellerie europee, ricevendo un'accoglienza freddissima. Le principali criticità? Due, su tutte: il riconoscimento della Crimea come territorio russo e la cancellazione delle sanzioni economiche contro Mosca, inclusa la sua reintegrazione nel sistema bancario Swift. Londra, Parigi e Bruxelles considerano inaccettabile ogni compromesso imposto senza consultazione preventiva, e vedono nel ritorno della Russia nello Swift una pericolosa "rilegittimazione finanziaria" del Cremlino. Altre preoccupazioni emergono: il rilancio del commercio agricolo e chimico legato al grano ucraino, su richiesta russa; le trattative parallele degli Stati Uniti con l'Iran sul nucleare, senza condizioni sulla fornitura di droni a Mosca.
Trump, intanto, prepara una mossa economica pesante: proporre un "baratto" tra la fine della guerra in Ucraina e la fine della guerra commerciale con l'Europa. Una prospettiva che agita le cancellerie europee. A margine del colloquio avvenuto a San Pietro con Volodymyr Zelensky – in quello che Trump ha definito «l'ufficio più bello che abbia mai visto» – il presidente americano ha dichiarato: «L’incontro è andato bene. Zelensky è più calmo, vuole un accordo e credo sia pronto a cedere la Crimea». Trump ha anche criticato apertamente Mosca: «La Russia mi ha sorpreso e deluso, si è messa a bombardare dopo aver discusso la pace», minacciando nuove sanzioni più dure in caso di mancato negoziato serio. Questa svolta segna forse una frattura tra Trump e Putin. Trump, pur avendo offerto un accordo molto favorevole alla Russia, sembra ora individuare nel capo del Cremlino il principale ostacolo alla pace: «Vediamo cosa succede con la Russia. Putin deve smetterla di sparare e trattare». Anche il segretario di Stato Rubio ha confermato che un accordo tra Mosca e Kiev ancora non c’è. «Continuiamo a sperare che il nostro sforzo funzioni – ha detto – ma non vogliamo prendere le distanze da qualcosa che potrebbe portare alla pace».
Il consigliere per la sicurezza nazionale Waltz ha ribadito che Trump intende usare «tanto le carote quanto i bastoni» per forzare le parti a un negoziato, puntando a una soluzione duratura con un’architettura di sicurezza guidata dall’Europa. Infine, il ministro degli Esteri russo Lavrov, parlando alla CBS, ha confermato la disponibilità russa a raggiungere un accordo, pur ammettendo che «ci sono ancora alcuni elementi specifici da perfezionare». La partita, dunque, resta apertissima.