Il parlamento portoghese ha approvato una legge contro la violenza ostetrica, intesa come «l'azione fisica e verbale esercitata dai professionisti sanitari sul corpo e sulle procedure nell'area riproduttiva delle donne o di altre persone incinte, che si esprime nel trattamento disumano, nell'abuso della medicalizzazione o nella patologizzazione dei processi naturali, nella mancanza di rispetto del regime di protezione in materia di preconcepimento, procreazione medicalmente assistita, gravidanza, parto, nascita». Il governo, attraverso il Ministero dell'Istruzione, avrà poi il compito di integrare le informazioni sulla violenza ostetrica nei programmi di educazione sessuale, promuovendo il rispetto dell'autonomia sessuale e riproduttiva e l'eliminazione della violenza di genere, adattandoli ai diversi livelli di istruzione

Si tratta del primo Paese in Europa a farlo. La legge 33/2025 del 31 marzo prevede inoltre che gli ospedali che scelgono di eseguire l’episiotomia come intervento di routine, vale a dire l'incisione chirurgica del perineo fatta allo scopo di allargare l'orifizio vaginale per “favorire” l’uscita del neonato durante il parto, e altre pratiche non giustificate possono essere sanzionati, così come i medici che la effettuano possono essere soggetti a procedimenti disciplinari.

Proprio riguardo a quest'ultimo punto, secondo alcuni medici questa legge getterebbe «una nube oscura» sul loro lavoro, introducendo elementi di «persecuzione e punizione». Secondo invece uno studio pubblicato su The Lancet nel 2022, il Portogallo registrerebbe uno dei tassi più alti di pratiche non raccomandate, tra cui l'episiotomia nel 41% dei parti, mentre il 41% delle persone gestanti ha dichiarato di non essere stata coinvolta nelle decisioni riguardanti il proprio corpo. Tre donne su quattro sono poi state sottoposte a esami vaginali senza consenso e un terzo ha ritenuto di non essere stata trattata con dignità.