In Spagna, le manifestazioni per il diritto alla casa, iniziate circa un anno fa, hanno raggiunto un punto di svolta sabato scorso. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in quasi 40 città del Paese, dalle metropoli di Madrid e Barcellona fino a centri più piccoli, sparsi in tutte le province. Il tema dell’abitare è ormai centrale nel dibattito pubblico europeo, e in Spagna rappresenta oggi la principale preoccupazione per i cittadini, secondo i più recenti sondaggi.

Negli ultimi dieci anni, il costo medio degli affitti e il prezzo al metro quadro sono raddoppiati. Oggi circa il 40% delle famiglie spagnole spende oltre il 40% del proprio reddito per l’affitto o per il mutuo. A pagare il prezzo più alto sono i giovani, in particolare gli studenti: l’85% degli under 30 vive ancora con i genitori, per mancanza di soluzioni abitative accessibili.

A unirsi nella protesta ci sono insegnanti e studenti. «Gli alunni che perdono la casa non possono studiare alle stesse condizioni degli altri», denuncia l’associazione Docents 080 di Barcellona. Nell’ultimo anno, le proteste si erano svolte in modo frammentario. Sabato, per la prima volta, il movimento per la casa ha coordinato una mobilitazione nazionale: 39 città coinvolte su 50 province, con una partecipazione stimata tra le decine e le centinaia di migliaia di persone.

Madrid e Barcellona hanno guidato la protesta, seguite da città come Bilbao, Palma de Mallorca, Malaga, Valencia, Granada, Siviglia, Santiago, Murcia, Logroño e Ibiza. Molti di questi centri urbani soffrono gli effetti dell’overtourism, che ha alimentato la crescita degli affitti brevi, facendo impennare i prezzi delle locazioni tradizionali.

Nonostante la presentazione a gennaio del Piano per la Casa da parte del governo Sanchez, gran parte della popolazione resta insoddisfatta. Questo malcontento è aggravato dal contrasto tra la crescita economica del Paese – il PIL spagnolo è cresciuto del 3,2% nel 2024, quattro volte la media UE – e l’aumento limitato dei salari, che non riesce a compensare il rincaro dei costi abitativi.

Nel mirino dei manifestanti ci sono soprattutto i grandi proprietari immobiliari, accusati di speculare sull’impennata della domanda di affitti brevi. Le richieste del movimento sono chiare: affitti più stabili e senza scadenza fissa, canoni calmierati, regolamentazioni più severe e un giro di vite sui gruppi come Desokupa – organizzazioni spesso legate all’estrema destra, che effettuano sfratti su mandato dei proprietari, anche con metodi violenti.