I governi occidentali stanno normalizzando il genocidio del popolo palestinese
Il 23 marzo, l’esercito israeliano (IDF) ha ucciso quindici paramedici e soccorritori palestinesi della Mezzaluna Rossa e li ha seppelliti in fosse comuni, dove sono stati gettati anche ambulanze e altri veicoli. L'IDF ha detto che le sue truppe hanno aperto il fuoco perché i veicoli stavano avanzando «in modo sospetto verso di loro senza fari o segnali di emergenza».
Ma le riprese recuperate da un telefono cellulare di un soccorritore e pubblicate dal New York Times smentiscono la ricostruzione israeliana. Il soccorritore che ha filmato il video è stato trovato con un proiettile alla testa. Prima di morire, ha chiesto perdono alla madre per la sua morte, per il fatto che avesse scelto una professione così pericolosa.
Come scrive la scrittrice Nesrine Malik sul Guardian: «Israele è riuscito a fungere da giudice, giuria e boia e sta riuscendo, con il patrocinio degli Stati Uniti e dell'Occidente, a separare i palestinesi dal resto dell'umanità». Chi nei Paesi europei o negli Stati Uniti denuncia il genocidio viene silenziato, allontanato o addirittura processato, come nel caso del laureato della Columbia University e titolare della green card Mahmoud Khalil. I report delle organizzazioni umanitarie invece vengono ignorati, così come gli appelli della Corte internazionale.
Nell’attuale clima politico, anche la semplice narrazione o resoconto del genocidio in corso a Gaza viene tacciato pubblicamente di antisemitismo. L’anno scorso, il parlamento tedesco ha approvato una nuova legge sulla cittadinanza che impone un "controllo antisemitismo" per i richiedenti ed esclude la concessione della cittadinanza a chiunque sia ritenuto "antisemita". Anche in diverse università europee, chi protesta contro il genocidio viene arrestato. Lo scorso mese, quattro membri di Palestine Action sono stati arrestati a Bristol per aver protestato fuori da una fabbrica di armi.
Ma sui nostri social continuano a scorrere immagini di morte ed è sempre più difficile credere a Israele e alla sua guerra contro il terrorismo quando si vedono case di civili completamente distrutte e teli bianchi che coprono i corpi di intere famiglie. Secondo Malik, «per i governi, se non vuoi essere perseguitato, devi cavarti gli occhi» di fronte al genocidio a Gaza. «Ciò che sta accadendo a molti palestinesi è semplicemente insopportabile, e se la protesta, la testimonianza e il confronto possono salvare anche una sola vita o anticipare la fine della guerra anche di un minuto, allora continueranno».