Marine Le Pen e otto eurodeputati del Rassemblement National sono stati giudicati colpevoli di appropriazione indebita di fondi pubblici e condannati all'ineleggibilità immediata, nell'ambito dello scandalo legato agli assistenti parlamentari del partito a Strasburgo. La leader del partito ha ricevuto una condanna a quattro anni di reclusione, di cui due convertibili in detenzione domiciliare con braccialetto elettronico, oltre a una multa di 100mila euro e cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato. Secondo Le Monde, questa sentenza potrebbe avere conseguenze politiche significative, impedendole di candidarsi fino alle presidenziali del 2027.

Presente in aula al tribunale di Parigi, Le Pen ha seguito l'udienza seduta in prima fila accanto all'ex compagno e vicepresidente del partito, Louis Aliot, ma ha lasciato l'edificio prima della lettura della sentenza. La presidente della corte aveva anticipato la complessità del verdetto, sottolineando la necessità di fornire spiegazioni dettagliate sulle decisioni adottate.

Il processo, durato due mesi, potrebbe segnare un punto di svolta nella carriera politica della leader del Rassemblement National. Nei giorni precedenti, Le Pen aveva minimizzato i rischi, dichiarando a Le Figaro di non essere preoccupata e di non voler farsi condizionare dalla paura. La sua condanna ha scatenato reazioni internazionali: il primo ministro ungherese Viktor Orban ha manifestato solidarietà con un messaggio su X, mentre il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha accusato l'Europa di oltrepassare i limiti della democrazia nei processi politici. Anche Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, ha parlato di un colpo alla democrazia francese.

La sentenza ha accertato che i nove eurodeputati e i dodici assistenti coinvolti avevano sottoscritto contratti fittizi, utilizzando fondi pubblici destinati al Parlamento Europeo per finanziare le attività del partito. La presidente del tribunale, Bénédicte de Perthuis, ha evidenziato che gli assistenti non svolgevano mansioni specifiche per i deputati, ma lavoravano per l'organizzazione politica in un sistema strutturato di appropriazione indebita. Ha inoltre sottolineato il ruolo centrale di Le Pen, attiva in questo meccanismo dal 2009. «Il tema non è la politica in sé, ma la verifica dell'effettiva esecuzione dei contratti», ha precisato la magistrata, chiarendo che la questione giuridica riguardava la gestione dei fondi e non le idee politiche degli imputati.