Il racconto di Hamdan Ballal: «Preso a calci e pugni come un pallone da calcio»
Hamdan Ballal, 33 anni, regista palestinese e coautore del documentario vincitore dell’Oscar “No Other Land”, ha raccontato la violenta aggressione subita lunedì davanti alla sua casa a Susiya, uno dei villaggi palestinesi di Masafer Yatta, in Cisgiordania. «Uno dei coloni mi ha aggredito davanti a casa mia prendendomi a calci e pugni, come se la mia testa fosse un pallone. Due soldati israeliani lo aiutavano», ha dichiarato dopo essere stato liberato. La situazione è poi degenerata: «Sono stato arrestato dalla polizia che mi ha portato in una base. Lì mi hanno tenuto bendato per più di venti ore, avevo le mani legate dietro la schiena, ero costretto a stare a terra sotto un condizionatore che emetteva aria gelida. I militari mi davano calci e cazzotti, al momento dei cambi della guardia mi picchiavano con un bastone. Non parlo ebraico ma ho sentito pronunciare il mio nome e la parola Oscar...».
Ballal ha condiviso questa testimonianza dopo essere stato dimesso dall’ospedale di Hebron, dove è stato ricoverato per le ferite riportate.. Ha collegato l’accaduto al recente riconoscimento del documentario che racconta la difficile realtà di Masafer Yatta. «Mai prima dell’Oscar ero stato attaccato così ferocemente», ha detto.
L’attacco è avvenuto al tramonto, durante il Ramadan, quando Ballal ha sentito arrivare un gruppo di coloni che lanciavano pietre e distruggevano automobili. È uscito per filmare la scena, ma è stato aggredito. «Mi sono detto, se mi attaccano, se mi vogliono uccidere, proteggerò la mia famiglia», ha spiegato, sapendo che dentro casa c’erano sua moglie Lamia e i loro tre figli piccoli.
Secondo il regista, l’aggressore sarebbe Shem Tov Luski, un colono già noto per precedenti minacce nei suoi confronti. «È arrivato scortato da due soldati, mi ha buttato a terra, mi dava calci e pugni alla testa», ha raccontato all’Associated Press. «Contemporaneamente uno dei due soldati mi colpiva alle gambe col calcio del fucile, l’altro mi puntava contro l’arma». Dall’interno, Lamia sentiva le urla del marito: «Sto morendo!».
L’esercito israeliano ha negato di aver commesso violenze, affermando che Ballal non è stato maltrattato né durante l’arresto né in seguito. Luski, dal canto suo, respinge le accuse, sostenendo di essersi recato a Susiya per far arrestare Ballal, accusandolo di aver lanciato pietre contro la sua auto.
Lea Tsemel, avvocata israeliana che difende i residenti di Masafer Yatta, ha commentato: «È la solita tattica, la conosciamo bene. Giustificano le incursioni violente nei villaggi palestinesi con la falsa accusa di essere stati loro presi a sassate. Ma non è vero. Riguardo a Ballal denunceremo tutto, sperando che le autorità israeliane aprano un’inchiesta. Di solito, però, non lo fanno».