Uno scienziato francese è stato espulso dagli Stati Uniti per aver criticato Trump in una chat
Un scienziato francese, in viaggio in Texas per partecipare a una conferenza, è stato respinto dalle autorità americane dopo che gli ufficiali dell’immigrazione hanno esaminato il suo telefono. Secondo fonti ufficiali, il ricercatore sarebbe stato accusato di possedere sul dispositivo messaggi contenenti "odio e complottismo" rivolti contro l'amministrazione Trump.
L'incidente ha sollevato preoccupazioni in Francia e tra la comunità scientifica internazionale, suscitando interrogativi sulle implicazioni di questa vicenda per la libertà accademica e il diritto di esprimere opinioni politiche.
L’atto di ispezionare i dispositivi elettronici dei viaggiatori era già stato in passato oggetto di controversie: nel 2017 l'American Civil Liberties Union (ACLU) aveva presentato un ricorso contro il governo degli Stati Uniti, definendo questa pratica come "incostituzionale". Un giudice federale aveva accolto la posizione dell'ACLU, ma la sentenza è stata successivamente ribaltata in appello nel 2021. Attualmente, si attende il pronunciamento della Corte Suprema su questa questione.
Il ministro francese dell'Istruzione superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste, ha condannato fermamente l’episodio avvenuto ai danni del suo concittadino, definendolo "preoccupante" e "inaccettabile" ed evidenziando come possa avere ripercussioni non solo sulla libertà di espressione individuale, ma anche sulle relazioni accademiche internazionali.
L'espulsione, comunque, potrebbe non essere del tutto casuale, poiché nelle scorse settimane il ministro Baptiste aveva espresso forti critiche ai tagli alla ricerca operati dall'amministrazione Trump, suggerendo agli scienziati che lavorano negli Stati Uniti di considerare la Francia come una destinazione alternativa. «Saremmo certamente felici di accoglierne alcuni», aveva dichiarato Baptiste.