Ora gli Stati Uniti chiedono le uova al Veneto
Mentre gli scaffali dei supermercati americani si svuotano e i prezzi delle uova volano, gli Stati Uniti guardano all’Europa — e all’Italia, in particolare al Veneto — per tamponare l’emergenza. La regione del nord-est è prima in Italia per produzione di uova con circa 2 miliardi di unità all’anno (pari al 26% della produzione nazionale), ed è stata tra i primi territori a ricevere richieste dirette dagli Stati Uniti. Sia singoli imprenditori che le ambasciate americane all’estero stanno cercando nuove forniture per evitare un ulteriore aumento dei prezzi, specialmente in vista di Pasqua e Pesach (Pasqua Ebraica), quando la domanda raggiunge livelli altissimi. Si stima che solo per queste festività gli Stati Uniti avranno bisogno di 210 milioni di uova.
La carenza negli Stati Uniti è legata principalmente all’epidemia di influenza aviaria che ha devastato la produzione di uova nel paese. Milioni di polli sono stati abbattuti per contenere l'infezione, riducendo drasticamente la disponibilità di uova. Michele Barbetta, allevatore padovano e presidente del settore avicolo di Confagricoltura Veneto, ha dichiarato che sarà difficile garantire un aiuto agli USA, dato che anche gli allevatori italiani stanno affrontando una situazione critica. «Pure noi siamo al limite con la produzione e non possiamo garantire un approvvigionamento», ha spiegato Barbetta. L’Italia stessa ha subito pesanti perdite a causa dell’aviaria, con 4 milioni di galline ovaiole abbattute su un totale di 41 milioni, soprattutto tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Ciò ha comportato una perdita di 1,4 miliardi di uova.
Più ottimista, invece, Gian Luca Bagnara, presidente nazionale di Assoavi, che vede nella richiesta americana un'opportunità politica ed economica per il settore italiano. «Potremmo avere sei mesi di extra produzione e fornire uova agli Stati Uniti potrebbe essere un’occasione per aprire nuove prospettive», ha dichiarato. Inoltre, fornire uova agli Stati Uniti potrebbe rappresentare uno strumento politico per trattare su restrizioni già in vigore, come quelle sull'importazione di ovoprodotti italiani.
L’assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner, ha sottolineato come questa crisi dimostri l’interdipendenza dei mercati globali, ricordando agli Stati Uniti le conseguenze delle politiche protezionistiche e dei dazi già minacciati dall’amministrazione Trump. «Gli USA si ricordino che il mercato è mondiale e senza confini», ha aggiunto Caner, sottolineando che il Veneto sarebbe disponibile a offrire un “pacchetto completo”, suggerendo con ironia l’abbinata perfetta di uova, asparagi e Vespaiolo, un vino locale.
L’aumento vertiginoso dei prezzi delle uova, negli Stati Uniti, ha scatenato una vera e propria emergenza alimentare; la principale ragione di questo rincaro è l’epidemia di influenza aviaria che ha decimato milioni di polli, riducendo drasticamente la produzione di uova e portando a un notevole aumento dei costi.
Secondo il New York Post, in alcune regioni degli USA i prezzi delle uova hanno superato i 10 dollari a dozzina, con punte fino a 12 dollari, mentre in Messico il costo è inferiore ai 2 dollari. Di fronte a questa disparità, molte persone hanno cercato soluzioni alternative – come il contrabbando di uova lungo il confine. Nonostante il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti abbia vietato le importazioni non ufficiali per motivi sanitari, le uova continuano a essere trafficate: le intercettazioni sono aumentate del 36% a livello nazionale, con picchi del 54% in alcune aree del Texas.
Oltre al contrabbando, la crisi delle uova negli Stati Uniti ha innescato anche un aumento di furti: in Pennsylvania, per esempio, sono state sottratte oltre 100.000 uova da un distributore, per un valore di circa 40.000 dollari.
Il rincaro delle uova non è solo un problema legato al contrabbando, ma si inserisce in un quadro più ampio di inflazione che colpisce diversi settori. L’amministrazione Trump, in risposta, ha avviato indagini sull’aumento dei prezzi e ha annunciato investimenti per abbassare i costi – tuttavia la situazione rimane complessa, e potrebbe avere ripercussioni sulla popolarità del presidente che durante la campagna elettorale aveva promesso di sconfiggere l’inflazione.
Copenhagen ha mostrato disponibilità ad aiutare gli Stati Uniti con l’approvvigionamento di uova, ma ha chiesto maggiori dettagli da Washington riguardo alle quantità necessarie e alle specifiche modalità di importazione. Non tutti i Paesi hanno reagito allo stesso modo: la Finlandia ha risposto negativamente, spiegando che non sono state condotte trattative ufficiali con le autorità statunitensi per l’accesso al mercato.