L’aumento vertiginoso dei prezzi delle uova, negli Stati Uniti, ha scatenato una vera e propria emergenza alimentare; la principale ragione di questo rincaro è l’epidemia di influenza aviaria che ha decimato milioni di polli, riducendo drasticamente la produzione di uova e portando a un notevole aumento dei costi.

Secondo il New York Post, in alcune regioni degli USA i prezzi delle uova hanno superato i 10 dollari a dozzina, mentre in Messico il costo è inferiore ai 2 dollari. Di fronte a questa disparità, molte persone hanno cercato soluzioni alternative – come il contrabbando di uova lungo il confine. Nonostante il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti abbia vietato le importazioni non ufficiali per motivi sanitari, le uova continuano a essere trafficate: le intercettazioni sono aumentate del 36% a livello nazionale, con picchi del 54% in alcune aree del Texas. 

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Oltre al contrabbando, la crisi delle uova negli Stati Uniti ha innescato anche un aumento di furti: in Pennsylvania, per esempio, sono state sottratte oltre 100.000 uova da un distributore, per un valore di circa 40.000 dollari.

Il rincaro delle uova non è solo un problema legato al contrabbando, ma si inserisce in un quadro più ampio di inflazione che colpisce diversi settori. L’amministrazione Trump, in risposta, ha avviato indagini sull’aumento dei prezzi e ha annunciato investimenti per abbassare i costi – tuttavia la situazione rimane complessa, e potrebbe avere ripercussioni sulla popolarità del presidente che durante la campagna elettorale aveva promesso di sconfiggere l’inflazione.

Copenhagen ha mostrato disponibilità ad aiutare gli Stati Uniti con l’approvvigionamento di uova, ma ha chiesto maggiori dettagli da Washington riguardo alle quantità necessarie e alle specifiche modalità di importazione. Non tutti i Paesi hanno reagito allo stesso modo: la Finlandia ha risposto negativamente, spiegando che non sono state condotte trattative ufficiali con le autorità statunitensi per l’accesso al mercato.