Siria, caccia ai civili alawiti: 700 cadaveri trascinati per strada
L'Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), con sede in Gran Bretagna, ha dichiarato che centinaia di civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi in "esecuzioni sul campo" nelle regioni costiere della Siria e sui monti Latakia, cuore del deposto presidente Bashar al-Assad, anch'egli appartenente alla setta alawita. Molte case di alawiti, setta minoritaria sciita, un tempo classe dirigente del Paese, sono state saccheggiate e poi incendiate in diverse aree, secondo le testimonianze raccolte dall’Associated Press. Gli abitanti di Baniyas, una delle città più colpite dalla violenza, hanno raccontato di corpi sparsi per le strade o lasciati senza sepoltura nelle case e sui tetti degli edifici, senza che nessuno si potesse avvicinare per raccogliere.
Al momento, il governo di Al Jolani ha parlato delle violenze come di «azioni individuali». Quando a dicembre Al Jolani è salito al potere dopo aver abbattuto il regime degli Assad, in piedi dagli anni Settanta, molti rappresentanti dei governi occidentali hanno accolto con entusiasmo il nuovo leader, anche se su di lui, il cui vero nome è Ahmed al-Shara’, si sa poco o nulla. Nel corso degli anni, Shara’ si è fatto chiamare con diversi pseudonimi e titoli: comandante, sceicco, fratello. Fino a poco tempo fa, si faceva chiamare al-Fatih Abu Mohammad al-Jolani, un nome da combattimento che rifletteva le origini della sua famiglia e la sua ambizione (al-Fatih significa “il conquistatore”). Il gruppo ribelle islamista che guida dal 2011, un tempo affiliato ad al-Qaeda, era noto come Nusra prima di diventare Hayat Tahrir al-Sham, o HTS. Di fronte alle domande sul suo passato islamista e i suoi precedenti legami con al-Qaeda, al Jolani resta volutamente vago, forse per non alienarsi le simpatie dei governi europei e statunitensi e dei siriani non islamisti. Di Al Jolani sappiamo che ha trascorso quasi sei anni in alcune delle prigioni più famigerate dell’Iraq, tra cui Abu Ghraib e Camp Bucca, incubatrici di islamisti. Secondo un articolo uscito sul Financial Times, molti siriani vogliono che Shara’ abbia successo perché l'alternativa «è troppo squallida per essere presa in considerazione». Da dicembre a oggi, quando al Jolani ha preso il potere, anche i media europei hanno parlato di un governo di «moderati» che ha promesso di «non imporre il velo alle donne».
I governi europei, fin dalla presa del potere di Jolani, si sono interessati soprattutto alla possibilità di rimandare in Siria i circa 1,3 milioni di siriani che avevano lasciato il Paese durante la guerra per rifugiarsi in Europa. Nel frattempo, il governo ad interim della Siria ha raggiunto un accordo con le forze curde, che controllano da sei anni circa un terzo del territorio siriano, per fare in modo che vengano integrate in quelle nazionali siriane. Secondo questo accordo, la comunità curda sarebbe riconosciuta come «parte integrante dello stato siriano, che le garantisce i diritti di cittadinanza e costituzionali». Ma secondo il Financial Times, nelle ultime settimane la percezione dei siriani nei confronti del nuovo governo si è fatta meno ottimista e Al Jolani non è definito più «un buon ascoltatore» ma è come «un uomo forte».