Israele ora vuole lasciare i palestinesi senza acqua
Dopo il blocco degli aiuti umanitari e dei rifornimenti il Governo israeliano prosegue nei tentativi di fare pressione su Hamas bloccando completamente la fornitura di elettricità verso la Striscia di Gaza. In questo modo dopo la fine, almeno sulla carta, della prima fase dell’accordo sul cessate il fuoco Israele sta cercando di convincere l’amministrazione gazawi a prolungare la fase iniziale fino al 20 aprile, chiedendo inoltre il rilascio della metà degli ostaggi – circa 60, contando anche i morti. Di fatto l’ha già deciso unilaternalmente.
Hamas invece vorrebbe seguire le tappe come previsto dall’intesa, passando quindi alla fase due e quindi al ritiro definitivo dell’esercito dalla Striscia di Gaza con la liberazione di tutti gli ostaggi. Sono dunque queste le premesse del nuovo round di negoziati previsti per i prossimi giorni a Doha, in Qatar.Non è ancora chiaro quale sarà l’impatto effettivo dell’interruzione elettrica totale verso l’enclave. Con l’evolversi dell’invasione infatti la rete elettrica dipendente da Israele aveva già subito ampie restrizioni – lo stesso era avvenuto negli anni precedenti – ma già da prima del 7 ottobre la Striscia utilizzava fonti alternative, prevalentemente generatori alimentati a diesel.Il rischio principale è che Gaza rimanga senz’acqua.
Alcuni operatori umanitari hanno riferito che i due impianti di desalinizzazione funzionanti della Striscia non potranno più essere operativi, riducendo quindi l'approvvigionamento già limitato di acqua potabile. Altri – riporta il Guardian – temono conseguenze anche sull’ultimo impianto di trattamento delle acque reflue attivo. Queste sono tra le poche infrastrutture che erano ancora collegate alla rete elettrica israeliana – gli ospedali, ad esempio, già da mesi si erano resi indipendenti per evitare rischi.Non è comunque una strategia nuova per Tel Aviv. Lo scorso giugno un rapporto di Oxfam denunciava come Israele avesse usato la mancanza d'acqua per colpire la popolazione gazawi. Nello specifico, secondo l’analisi, lo Stato ebraico ha ridotto del 94% la disponibilità d'acqua dentro la Striscia attraverso il taglio delle forniture idriche, la distruzione di infrastrutture e il blocco sistematico agli aiuti internazionali verso la Striscia.