È iniziata una maratona di digiuno a staffetta per chiedere la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneziano di 45 anni arrestato in Venezuela lo scorso 15 novembre mentre era impegnato in una missione umanitaria. Da oltre cento giorni, non si hanno notizie certe sul suo stato di salute e sulla sua condizione di detenzione.

L’iniziativa, partita mercoledì 5 marzo, in concomitanza con l’inizio della Quaresima, è stata promossa dagli amici di Trentini ed è aperta a chiunque voglia aderire: basta registrarsi sul sito dedicato e scegliere una giornata per il proprio turno di digiuno. Più di 400 persone hanno già aderito, unendo la loro voce alla richiesta di verità e giustizia. La campagna per riportare a casa Alberto continua anche con l’iniziativa "Alberto Wall of Hope", una bacheca virtuale su miro.com, dove oltre 300 persone hanno già pubblicato un selfie con un cartello che chiede la liberazione del cooperante. Nel frattempo, la petizione su Change.org ha superato 78mila firme, segno di una crescente mobilitazione internazionale.

La scomparsa di Alberto è stata denunciata dalla sua famiglia, che da mesi cerca disperatamente informazioni. Trentini si trovava in Venezuela per una missione umanitaria quando è stato fermato a un posto di blocco insieme all’autista dell’Ong per cui lavorava. Dopo il fermo, sarebbe stato trasferito a Caracas, ma – secondo quanto raccontano i familiari – nessuna accusa formale è mai stata formulata contro di lui. Dal momento del suo arresto nessuno ha potuto vederlo o parlargli, neppure l’ambasciatore italiano, nonostante i diversi tentativi di contatto. Le sue condizioni di salute destano grande preoccupazione, poiché non ha accesso ai farmaci di cui necessita.

 Il governo italiano ha dichiarato di essere attivamente impegnato per riportare Trentini a casa. Il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha confermato che la «situazione è estremamente complessa e di difficile soluzione» ma che sono stati attivati tutti i canali diplomatici e di intelligence per ottenere la sua liberazione. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato le difficoltà: «Non stiamo rinunciando a nessuna iniziativa, però devo dire che non è facilissimo».

Alberto Trentini ha dedicato la sua vita alla cooperazione internazionale, lavorando con varie Ong in Sud America, Africa e Medio Oriente. Ha operato in Colombia, Ecuador, Perù, Líbano, Etiopía, Nepal e Grecia, portando aiuti a rifugiati e alle popolazioni più vulnerabili.