Sabato 1 marzo a Roma, in piazza dei Santi Apostoli, si è tenuta la terza manifestazione organizzata nella Capitale in poche settimane a sostegno delle proteste contro il Governo della Serbia. Il Paese balcanico è attraversato da mesi da imponenti manifestazioni scaturite per fare chiarezza sulla morte di 15 persone vittime del crollo di una tettoia nella stazione ferroviaria della città Novi Sad. L’episodio è diventato il simbolo della corruzione del sistema di potere nel Paese, guidato dal Presidente Aleksandar Vučić a cui i manifestanti – trainati dagli studenti – chiedono di dimettersi. Non sono bastate le dimissioni del Primo Ministro Miloš Vučević, un suo ex collaboratore, per placare la mobilitazione, che continua invece a crescere di settimana in settimana e ha ottenuto l’appoggio degli studenti della diaspora serba.

 

Angela Vucetic ha 22 anni ed è l’organizzatrice della manifestazione romana. Di genitori serbi, vive in Italia da vent’anni e da tre studia criminologia nella Capitale. A VD racconta che la decisione di scendere in piazza in Italia è stata mossa dalla necessità di raccontare «veramente quello che sta accadendo in Serbia, perché c’è molta disinformazione a riguardo». L’obiettivo di Vucetic è spiegare le ragioni della protesta ai coetanei italiani, anche attraverso i social. Cerca un dialogo con la politica e sta preparando delle locandine da distribuire per ottenere il sostegno degli studenti romani. Lo scorso weekend, complice la pioggia, il presidio è stato meno partecipato del solito. Circa una trentina i presenti, la metà rispetto alle manifestazioni precedenti. Tra di loro, oltre ai serbi, anche italiani – soprattutto conoscenti di Vucetic – e molti studenti provenienti da altri Paesi dell’ex Jugoslavia. «È stato molto importante vedere in piazza persone originarie di Paesi che con la Serbia condividono una storia difficile», afferma la studentessa. «In quel momento abbiamo messo da parte il passato e ci siamo uniti in una lotta comune».

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Lo scorso dicembre, con una lettera indirizzata agli studenti di tutto il mondo, gli universitari serbi invitavano i coetanei all’estero a protestare per i propri diritti e combattere le ingiustizie nei rispettivi Paesi. La strada consigliata per la rivolta era quella dell’occupazione delle sedi universitarie, una strategia che è risultata fondamentale per organizzare e diffondere la protesta nel Paese. Vucetic rinnova questo invito sottolineando che la Serbia non è un caso isolato. «Certamente in Italia e in generale in Europa non ci sono livelli di corruzione comparabili con i nostri – specifica la studentessa – Ma la minaccia della repressione può riguardare ogni Paese, per questo motivo il sostegno alla nostra causa riguarda tutti». Roma non è l’unica città italiana in cui sono state organizzate manifestazioni di solidarietà. Nelle scorse settimane eventi simili hanno trovato seguito a Milano, e soprattutto a Venezia, dove il 22 febbraio si è riunito un centinaio di persone provenienti da tutto il Nord Italia. La prossima data è il weekend del 15-16 marzo, quando a Belgrado andrà in scena quello che è atteso come il più grande raduno studentesco contro il Governo. «Ci aspettiamo che si riveli come il momento decisivo che porterà alle dimissioni di Vučić», confida la studentessa, che però teme una risposta violenta da parte delle forze dell’ordine. 

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Resta quindi fondamentale mantenere alta la pressione a livello internazionale. «Siamo in contatto con gli studenti serbi che vivono in diverse parti del mondo e ci stiamo organizzando per pianificare dei presidi sincronizzati in ogni Paese», spiega Vucetic a VD. A Roma non è ancora stato deciso il luogo della manifestazione ma il programma in via di definizione prevede 15 minuti di silenzio per ricordare le 15 persone morte nella stazione di Novi Sad e un discorso che verrà recitato in italiano, serbo e inglese. L’obiettivo, infatti, resta quello di promuovere le motivazioni della lotta, che dalla Serbia ora ha tutte le prospettive per trovare nuovi approdi all’estero.