Trump sta deportando in massa i migranti
Di fronte all’impossibilità di rimpatriare migranti provenienti da paesi come Afghanistan, Iran e Cina, l’amministrazione Trump ha adottato una strategia drastica: trasferirli in Stati terzi disposti ad accoglierli, ma senza alcuna garanzia sulla loro sicurezza o sui loro diritti fondamentali.
Ieri, centinaia di migranti, tra cui persone provenienti da Asia, Medio Oriente e Africa, sono stati imbarcati su voli governativi diretti a Panama. Il Paese, sotto la pressione di Washington, ha accettato di riceverli, ma senza fornire alcuna tutela legale né un percorso chiaro per l’asilo.
L’assenza di trasparenza rende ancora più critico il loro destino. Il governo panamense ha impedito ai giornalisti di intervistare i migranti, ma il New York Times è riuscito a contattarne alcuni. Le testimonianze parlano di persone confinate in un hotel, senza la possibilità di uscire o di presentare domanda di asilo, intrappolate in un limbo giuridico e umanitario.
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Episodi simili si sono già verificati. Durante la passata amministrazione Trump, migliaia di migranti sono stati deportati in paesi dell’America Centrale come Guatemala, Honduras ed El Salvador. Senza un piano di protezione o reinserimento, molti di loro si sono ritrovati esposti a violenze, tratta di esseri umani e condizioni di estrema precarietà. È durante l’amministrazione Biden, inoltre, che si è verificata la più grande espulsione di migranti della storia americana: fra ottobre 2023 e settembre 2024, sono state infatti espulse dal territorio statunitense circa 270mila persone.
Esternalizzando le deportazioni, gli Stati Uniti si sottraggono a qualsiasi obbligo legale nei confronti di queste persone. Una volta fuori dal territorio americano, il loro destino diventa incerto, mentre le responsabilità politiche e morali di questa strategia restano in gran parte inesplorate.