Se tuo figlio prende brutti voti, torni a scuola. Ma solo se sei straniero
Se un ragazzo straniero va male a scuola, anche i suoi genitori dovrebbero tornare sui banchi. È la proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, annunciata al Meeting di Rimini: rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori degli studenti stranieri con difficoltà nel percorso scolastico. «Non si può perdere a casa quello che si impara a scuola», ha detto Valditara. Secondo il ministro, conoscere la lingua è fondamentale per seguire la carriera scolastica dei figli, parlare con gli insegnanti e partecipare alla vita della scuola.
La FLC CGIL boccia la proposta. «Rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori degli alunni stranieri “che non vanno bene a scuola” non è integrazione: è una sanzione imposta per decreto», sostiene il sindacato. Il rischio, secondo la Cgil, è che l’obbligo «criminalizzi» le famiglie e trasformi una difficoltà in una colpa, allontanando dalla scuola proprio chi avrebbe bisogno di essere coinvolto. C’è poi un altro tema: perché questa misura dovrebbe riguardare i genitori stranieri e non, più genericamente, tutte le famiglie che faticano a seguire il percorso scolastico dei propri figli?
Il sindacato propone invece di rafforzare i Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, con più docenti e corsi di italiano L2 in orari compatibili con il lavoro, oltre a mediatori linguistici e culturali stabili nelle scuole. Perché la lingua, sostiene la Cgil, si impara se è «accessibile, gratuita, vicina, compatibile con i tempi di vita», non se viene imposta come una sanzione.
C'è poi una questione più ampia. Valditara collega la proposta al dato sulla dispersione scolastica: secondo i numeri citati dal ministro, sarebbe del 26% tra gli studenti stranieri contro il 6% tra gli italiani. Ma il rendimento di uno studente dipende da molte variabili: condizioni economiche, contesto familiare, qualità dell'insegnamento, conoscenza della lingua, integrazione sociale. Aiutare una famiglia a imparare la lingua può essere una buona politica di integrazione. Ma stabilire un rapporto diretto tra voti bassi del figlio e italiano insufficiente dei genitori rischia di essere una scorciatoia.