Un’ora settimanale dedicata all’educazione sessuale e affettiva in quattro scuole dell’infanzia comunali. Partirà a gennaio il progetto pilota promosso dal Comune di Genova e presentato in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne. L’iniziativa coinvolgerà 300 bambini tra i 3 e i 6 anni e prevede momenti formativi anche per i genitori.

«Ci vuole molto coraggio a sostenere che non ci sia bisogno di un’educazione affettiva nelle scuole ma anche a sostenere che dev’essere qualcosa appannaggio esclusivamente delle famiglie - ha dichiarato la sindaca di Genova Silvia Salis - Lo Stato ha la responsabilità di educare e il sindaco che ha il polso della società deve dare un segnale. Questo progetto è un piccolo passo ma con l’aria che tira in questo Paese è un grande segnale». Le attività partiranno nelle scuole dell’infanzia Firpo (Sampierdarena), Mazzini (Castelletto), Monticelli (Lagaccio) e Santa Sofia (centro storico).

Secondo l’assessora comunale alle Politiche dell’Istruzione, Rita Bruzzone, il programma intende offrire «una risposta concreta a una giornata che non dovrebbe esistere, quella contro la violenza sulle donne». Bruzzone sottolinea che il percorso sarà costruito «in accordo con le famiglie», e che «l’educazione sessuale affettiva è la consapevolezza del proprio corpo e del corpo degli altri, che sarà fatta con personale formato che proporrà ai bambini percorsi di lettura, laboratori e giochi».

Dal centro antiviolenza Mascherona emerge che l’85% delle donne che si rivolge alla struttura ha alle spalle episodi di violenza domestica. «Spesso è una questione che si tramanda di generazione in generazione - spiega la responsabile del centro, Manuela Caccioni - È fondamentale che i bambini riconoscano le emozioni e possano capire che esiste un’alternativa alla violenza».

L’idea del progetto prende forma due anni fa con una mozione approvata all’unanimità dal consiglio comunale, presentata proprio da Bruzzone quando sedeva tra i banchi della minoranza. La sindaca Salis ribadisce la sua visione: «Come sindaco progressista ho una posizione molto chiara, c’è bisogno di un’educazione affettiva per i bambini più piccoli. Il tema della violenza di genere, del linguaggio che si usa e di come le donne ancora fanno una fatica incredibile a emanciparsi in questo Paese è responsabilità di tutti ma ancor di più per i sindaci». L’obiettivo, afferma la prima cittadina, è ampliare il progetto oltre i 300 bambini inizialmente coinvolti: «Dai nostri territori può partire un movimento culturale per scardinare il populismo becero che ha invaso il Paese».