La Commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento che amplia il divieto di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, includendo anche gli istituti secondari di primo grado.

L’emendamento interviene sul controverso disegno di legge del governo dedicato al consenso informato nelle scuole - noto come ddl Valditara - che già limitava l’introduzione di percorsi di educazione affettiva nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie. Il testo, ora modificato, dovrà passare all’esame dell’aula per l’approvazione definitiva.

A proporre l’emendamento è stata la deputata leghista Giorgia Latini, e la misura ha ricevuto il sostegno anche dei parlamentari di Fratelli d’Italia e Forza Italia, i tre partiti della maggioranza di governo di centrodestra. Di fatto, la norma non vieta esplicitamente l’educazione sessuale, ma ne impedisce la realizzazione concreta: vieta infatti il coinvolgimento di esperti e formatrici esterne, che sono la principale risorsa attraverso cui le scuole italiane riescono a proporre attività di questo genere.

L’educazione sessuale e affettiva, in Italia, non è mai stata inserita nei programmi ministeriali obbligatori. Le scuole che desiderano offrirla devono quindi farlo su base volontaria, come attività extracurricolare, spesso con il supporto di associazioni e ong. Questi percorsi servono in genere a fornire informazioni sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, a contrastare le gravidanze precoci e a promuovere il rispetto e la parità nelle relazioni.

Con le nuove modifiche, tali progetti potranno essere realizzati soltanto nelle scuole superiori, e comunque con vincoli stringenti. Il disegno di legge prevede che i corsi siano attivati solo previa autorizzazione dei genitori, che dovranno essere informati in anticipo sui temi trattati, sulle competenze dei relatori e sui materiali utilizzati. Inoltre, il testo stabilisce che il coinvolgimento di soggetti esterni dovrà essere approvato sia dal collegio docenti sia dal consiglio di istituto, introducendo di fatto un ulteriore livello di controllo e limitazione.

Se approvato definitivamente, il provvedimento segnerebbe un’ulteriore riduzione delle possibilità per le scuole di proporre percorsi di educazione sessuale e affettiva, in un Paese che già oggi, secondo molti esperti, presenta una delle offerte più carenti in Europa in questo ambito.