Più di 300 scuole italiane scelgono il modello “Senza zaino”
Sono oltre 300 le scuole italiane che hanno scelto di aderire al modello “Senza zaino”, nato in Toscana nei primi anni Duemila e oggi diffuso in tutte le regioni. Nelle classi che lo adottano spariscono zaini e astucci: al loro posto tavoli condivisi, contenitori con penne, matite, quaderni e materiali usati da tutti. Gli studenti portano solo una borsina con borraccia, merenda e diario.
L’obiettivo è responsabilizzare i bambini attraverso la condivisione e rafforzare il senso di comunità. Non è solo una diversa disposizione dei banchi o un risparmio economico, ma un nuovo modo di vivere la scuola. Le lezioni non sono frontali: ogni mattina insegnanti e alunni decidono insieme programma e attività. È un approccio che sviluppa autonomia, collaborazione e partecipazione attiva.
Il progetto - raccontato recentemente da Il Post - fu ideato dal dirigente scolastico Marco Orsi a Lucca, con una prima sperimentazione nei primi anni Duemila. Da allora la rete è cresciuta fino a superare i 340 istituti, dall’infanzia alle superiori. Alla base restano tre principi: ospitalità, responsabilità e comunità.
Una ricerca dell’Università di Firenze ha mostrato che gli alunni delle classi senza zaino sviluppano più facilmente competenze sociali come empatia, cooperazione e comportamenti prosociali rispetto ai coetanei delle scuole tradizionali.
Il modello ha effetti anche sui costi. Le famiglie non devono comprare zaini e materiali personali, ma versano una quota per il materiale comune, in media 70-80 euro, molto meno dei 160 euro stimati da Altroconsumo per la prima elementare.
Il cuore del progetto resta però la dimensione comunitaria: non solo studenti e insegnanti, ma anche famiglie, enti locali e associazioni. L’obiettivo è contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica costruendo alleanze capaci di sostenere chi rischia di rimanere indietro.
Oggi la rete “Senza zaino” è un laboratorio diffuso di innovazione didattica che mette al centro il diritto allo studio e la crescita collettiva. Una scuola più leggera, non solo senza cartelle, ma fondata sull’idea che l’istruzione sia un bene comune da condividere.