Il latino alle medie, la Bibbia alle primarie: la scuola di Valditara sembra uscita dall’Ottocento
di Davide TragliaLe Indicazioni nazionali presentate dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, delineano un’idea di scuola che sembra uscita da un manuale ottocentesco. Un ritorno all’ordine fatto di disciplina, rigore formale, patriottismo e un’istruzione rigidamente eurocentrica, in cui la storia diventa un racconto epico e identitario, il latino torna tra i banchi delle medie e la geografia viene separata dalla storia, riducendo lo sguardo degli studenti al perimetro dell’Occidente.
Il documento ministeriale propone una storia chiusa e selettiva, che ignora le connessioni globali e si concentra quasi esclusivamente sull’Europa, con l’Italia come fulcro. L’unico riferimento all’Asia è alla Cina comunista. Il messaggio implicito è chiaro: il mondo che conta è quello che nasce «fra Atene, Roma e Gerusalemme», il resto è marginale. In effetti, l’idea di fondo è esplicitata chiaramente nel documento, all’esordio del capitolo dedicato alla materia: «Solo l’Occidente conosce la Storia». Un’affermazione non solo anacronistica, ma anche pericolosa, che cancella la complessità degli intrecci tra culture e ignora decenni di studi storici basati sulle interazioni tra popoli e territori. L’eliminazione dell’approccio geostorico, che collegava la storia ai contesti geografici globali, frammenta ulteriormente la comprensione degli eventi e riduce la capacità degli studenti di cogliere le dinamiche storiche nella loro interezza. La storia viene così trasformata in una narrazione lineare e autoreferenziale, priva di approfondimenti critici. Uno degli aspetti più problematici delle nuove linee guida è la ridefinizione del metodo di insegnamento della storia. L’analisi delle fonti e il confronto tra diverse interpretazioni storiografiche sono considerati obiettivi «irrealistici» e sostituiti da un approccio narrativo, incentrato «sul racconto delle vicende umane nel tempo». Senza la possibilità di confrontare prospettive diverse, gli studenti diventano, così, semplici spettatori di una versione preconfezionata della storia, senza strumenti per decostruire stereotipi o interpretare la realtà in modo autonomo.
Tra le scelte più discusse c’è anche la reintroduzione del latino alle scuole medie, con un’ora opzionale dalla seconda classe. La motivazione ufficiale è rafforzare il legame tra l’italiano e le sue radici linguistiche. Ma in un momento in cui la scuola fatica a garantire competenze solide nelle materie fondamentali, ha senso dedicare ore all’insegnamento al latino a partire dalle scuole medie? Più che una scelta educativa, pare solo l’ennesima operazione nostalgica che rischia di aumentare le disuguaglianze, rendendo il latino un elemento di distinzione sociale accessibile solo a chi ha già un background culturale forte. Le nuove indicazioni propongono un canone letterario che affianca ai classici italiani e occidentali testi fantasy e bestseller contemporanei, come Harry Potter, Percy Jackson e Il Trono di Spade. Se l’idea di avvicinare i giovani alla lettura con opere di successo può avere un senso, diventa problematica quando esclude una visione più ampia della letteratura mondiale. Emblematico è poi il ruolo assegnato alla Bibbia, proposta come testo chiave per comprendere le radici culturali dell’Occidente, mentre non si riscontra un’analoga attenzione per altre tradizioni culturali e religiose.
Le nuove linee guida non si limitano a ridefinire i contenuti didattici, ma impongono anche un modello disciplinare rigido, con continui richiami all’autocontrollo, all’ordine e alla repressione delle devianze. Si parte dalle pareti imbrattate delle scuole – citate come esempio di atti «eticamente riprovevoli» – per arrivare a una scuola in cui la condotta diventa un parametro centrale. La grammatica viene indicata come strumento educativo non solo per apprendere la lingua, ma anche per instillare il rispetto delle regole. Il documento afferma esplicitamente che «attenzione alla buona comunicazione si trasforma in maniera spontanea in un positivo autocontrollo che perdura per tutta la vita». Non tutto nelle nuove linee guida è negativo. Alcuni aspetti, come l’attenzione per le STEM o l’integrazione (seppur prudente) dell’intelligenza artificiale nella didattica, mostrano un tentativo di innovazione. Tuttavia, questi elementi sono inseriti in un impianto generale che guarda più al passato che al futuro. Mentre il mondo si interroga su come formare cittadini in grado di affrontare sfide globali, la scuola di Valditara si chiude in un guscio autoritario e identitario, tagliando fuori il confronto con altre culture, riducendo la storia a un racconto selezionato e reintroducendo modelli educativi superati. Una scuola che ignora la globalità e il confronto tra culture non prepara i giovani al mondo in cui vivranno. E questo, oggi, non è solo un errore: è un fallimento.