Manifestazioni in Italia, oltre 130 segnalazioni di abusi all’Hub for Defenders
di Davide TragliaFermati prima dei cortei, controllati in stazione o al bar, portati in questura. Ci sono anche minorenni tra le persone che, durante le manifestazioni degli ultimi giorni, hanno chiesto aiuto all’Hub for Defenders, la rete che sostiene chi manifesta. Tra il 17 e il 24 ottobre ha raccolto oltre 130 segnalazioni. Nell’anno precedente erano state 110, in una fase ancora sperimentale.
«Solo il 24 ottobre abbiamo ricevuto 67 segnalazioni, relative a 50 casi distinti, con 94 persone coinvolte in nove città», racconta a VD Laura Renzi, di Amnesty International Italia, per l’Hub for Defenders. «Ci hanno chiamato persone fermate prima di raggiungere il corteo, anche lontano dalle manifestazioni. E famiglie di minorenni portati in caserma per dei controlli».
Tra le testimonianze raccolte c’è quella di un minorenne che riferisce di essere stato schiaffeggiato da un agente in questura. Un altro, dopo essere stato colpito e aver accusato sintomi importanti, non avrebbe ricevuto cure adeguate durante il trattenimento. A Bologna l’Hub ha ricevuto segnalazioni di sei persone finite in ospedale, tra cui una ragazza che, secondo quanto riferito, ha riportato un’emorragia intracranica dopo essere stata colpita da un idrante.
A Torino, invece, un ragazzo avrebbe subito percosse e insulti durante un fermo. Una giovane racconta di essere stata ammanettata, fatta spogliare in questura e poi denunciata. Episodi che, al momento, restano segnalazioni da verificare, non responsabilità accertate.
«Quando emergono testimonianze ricorrenti di trattenimenti prolungati, difficoltà di accesso alle cure e discriminazioni, non possiamo più parlare di casi isolati», osserva Renzi. «Ma dobbiamo verificare i fatti. La gestione dell’ordine pubblico deve rispettare i principi di necessità, proporzionalità e tutela dei diritti».
Un altro elemento segnalato riguarda i controlli sulle persone con background migratorio. «Riscontriamo più fermi di persone razzializzate e ipotizziamo che ci sia una forma di profilazione razziale», spiega Renzi.
L’Hub riunisce associazioni come Amnesty, A Sud, Un Ponte Per, Legal Team Italia e Giuristi democratici. Offre orientamento e sostegno grazie a competenze legali, psicologiche e digitali. Se necessario, mette le persone in contatto con un avvocato. Online pubblica anche guide sui diritti in piazza.
Renzi teme che l’inasprimento delle norme e l’ampliamento dei poteri preventivi possano scoraggiare la partecipazione, soprattutto tra i più giovani. «Tutto questo chiaramente ha un effetto deterrente», avverte. «Durante un controllo è opportuno mantenere la calma, chiedere informazioni sulle ragioni dell’intervento e in caso di fermo chiedere assistenza legale».
Per Renzi la posta in gioco va oltre le singole denunce: «Chi difende i diritti non è solo. Proteggere chi protesta significa anche proteggere la democrazia».