«È vivo?», «Sta respirando?». Poi: «Per me può essere pure schiattato». E ancora: «C… me ne frega a me». Fino a «Se schiatta ci divertiamo». Sono alcune delle frasi registrate dalla bodycam di uno dei poliziotti intervenuti il 19 luglio al Pilastro, a Bologna, quando Abderrahim Fakir, 42 anni, morì durante un intervento di polizia. Le conversazioni sono riportate nella consulenza medico-legale depositata il 26 ottobre e ora agli atti dell’inchiesta.

Le registrazioni restituiscono i momenti del fermo, mentre gli agenti immobilizzano Fakir e, successivamente, vengono avviate le manovre di rianimazione. Intanto, la perizia individua più concause del decesso: l’intossicazione acuta da cocaina, una grave cardiopatia e l’agitazione psicomotoria, con l’ipertermia associata alla sostanza. A questi fattori si aggiunge la permanenza in posizione prona, con le braccia immobilizzate dietro la schiena.

Secondo i consulenti della Procura, Fakir è morto per insufficienza respiratoria acuta, in un quadro di carenza di ossigeno. La posizione a faccia in giù, mantenuta per circa sei minuti e 27 secondi, avrebbe rappresentato un ulteriore fattore concorrente, riducendo la capacità respiratoria di un organismo già compromesso. La relazione evidenzia inoltre diverse lesioni contusive, ma esclude che abbiano avuto un ruolo causale diretto nella morte.

Sotto esame anche i soccorsi. I periti rilevano criticità nella condotta del personale intervenuto, giudicata non conforme ai protocolli di emergenza per tempestività ed efficacia delle manovre. Precisano tuttavia che, anche con un intervento tempestivo e corretto, le probabilità di sopravvivenza sarebbero state intorno al 15 per cento.

La Procura di Bologna deve ora valutare gli esiti della consulenza e decidere come procedere. Sono sei le persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminari per omicidio colposo: due agenti e quattro soccorritori della Croce Rossa. Entro il 19 novembre i magistrati dovranno valutare se formalizzare le contestazioni o chiedere l’archiviazione delle posizioni. Le conclusioni dei periti non costituiscono, da sole, un accertamento di responsabilità penale.