A Roma gli studenti provano a occupare una scuola, la polizia interviene e alcuni ragazzi vengono caricati sulle volanti. I loro compagni bloccano le strade per impedire che vengano portati via. È successo lunedì 26 ottobre al Giordano Bruno, nel quartiere Tufello, mentre in tutta Italia si moltiplicano occupazioni, blocchi e manifestazioni studentesche.

«La gravità sta proprio nell’aver caricato i ragazzi sulle volanti in quel modo. Ci sono video in cui si vede un ragazzo preso per il braccio e strattonato dentro la macchina», racconta a VD Matteo Monosilio, della Rete degli Studenti Medi di Roma, presente durante l’intervento.

Gli studenti stavano tentando di occupare l’istituto quando sono intervenute le forze dell’ordine. «Il funzionario ci ha comunicato che avrebbero dovuto portare i ragazzi in commissariato per proseguire l’identificazione», spiega Monosilio. 

Dopo una mediazione con la Questura, gli studenti rimasti sulle volanti sono stati fatti scendere. Per Monosilio potrebbe essersi trattato dell’iniziativa di un singolo funzionario, ma l’episodio si inserisce in un clima più generale. «In tutta Italia c’è quasi una gara a chi porta più minorenni in commissariato. Ormai sembra che un minorenne valga dieci punti se lo porti in caserma o in Questura. È questo che ci preoccupa», spiega a VD.

Il tentativo di occupazione del Giordano Bruno si inserisce in una mobilitazione che attraversa ormai decine di scuole. A Roma, dal Montessori al Mamiani, dal Tasso all’Argan e al Piaget, gli studenti protestano contro le condizioni degli istituti, il definanziamento dell’istruzione pubblica e le politiche di riarmo. Un movimento che guarda anche alle proteste francesi di Bloquons tout e ai cortei che nelle ultime settimane hanno riempito le piazze italiane.

A Napoli, in appena poche settimane, sono state occupate oltre trenta scuole, dal Genovesi al Vico, dal Sannazaro al Diaz, fino al Casanova, al Serra e al De Nicola. Le mobilitazioni coinvolgono anche Milano, dove protestano gli studenti del Moreschi e del Caterina da Siena, Firenze, Torino e altre città.

Non si protesta soltanto per quello che accade nelle aule. Il filo che unisce queste mobilitazioni è anche la difficoltà di immaginare un futuro, tra affitti insostenibili, precarietà lavorativa, carovita e guerre.

«Ad essersi esaurita stavolta è la pazienza della cosiddetta generazione Z», spiega a VD Davide Dioguardi, di Mezzocannone Occupato, tra le realtà che a Napoli stanno organizzando la partecipazione dei giovani allo sciopero generale del 30 ottobre. «Una generazione che sa di essere stata privata di tutto e che per questo sa di non avere granché da perdere».

A Napoli, il 30 ottobre, scenderà in piazza anche uno spezzone della Gen Z, insieme a lavoratori, rider e altre realtà sociali. Dopo settimane di scuole occupate e strade bloccate, gli studenti non sembrano intenzionati a fermarsi. «Perché talvolta la ribellione si fa rivoluzione», conclude Dioguardi.