Il Governo tratta gli autotrasportatori come criminali
Oggi il Consiglio dei ministri convocato dalla premier Giorgia Meloni dovrebbe varare un decreto a sostegno di autotrasporto e agricoltura: ai 430 milioni di euro già stanziati si aggiungerebbero 50 milioni, per un totale di circa 480 milioni. Una risposta economica alla protesta contro il caro gasolio, che si accompagna però alla linea dura del governo: identificazioni, denunce e richieste di ripristinare la circolazione. Diversi esponenti del governo hanno richiamato anche il rischio di infiltrazioni criminali.
Il Viminale ha comunicato 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate amministrativamente. Eventuali illegalità vanno accertate, ma la gestione della protesta richiama quella delle mobilitazioni studentesche e il decreto Sicurezza: di fronte al dissenso, il governo punta anche sull’inasprimento delle misure e sul richiamo all’ordine pubblico. Il rischio è che le ragioni economiche della mobilitazione passino in secondo piano. Eppure nel 2013, quando era all’opposizione, il ministro Salvini sostenne il movimento dei Forconi, protagonista di blocchi stradali, e dichiarò di preferire «chi blocca le strade» a «chi blocca il lavoro».
Per una parte degli autotrasportatori, sbloccare fondi già stanziati non equivale a ricevere nuovi aiuti. Le imprese denunciano costi del carburante insostenibili e chiedono interventi capaci di incidere sui bilanci. Gli annunci del governo non hanno convinto tutte le sigle e alcune mobilitazioni proseguono. La Campania resta uno dei principali epicentri della protesta, con ripercussioni sulla distribuzione delle merci. In diverse aree si segnalano scaffali vuoti e distributori senza carburante. L’Università Federico II ha attivato la didattica a distanza e alcuni Comuni segnalano difficoltà nella raccolta dei rifiuti. Alcune sigle intendono proseguire almeno fino al 27 ottobre, quando è previsto un nuovo confronto al ministero.
In Sicilia, il Comitato Trasporto Siciliano ha invece revocato il fermo mantenendo lo stato di agitazione. In Calabria, Fedralog ha sospeso la protesta in attesa di risposte; in Puglia, la mobilitazione è stata ridotta, ma restano criticità.