Dopo le grandi mobilitazioni spagnole, anche in Italia comincia a crescere la protesta per il diritto alla casa. A Roma, in piazza Bologna, i Giovani Democratici hanno piantato le tende per denunciare una crisi abitativa che riguarda sempre più persone, soprattutto giovani, studenti e lavoratori. La mobilitazione, promossa nell'ambito della campagna “Generazione Senza Casa”, arriva mentre in Spagna migliaia di persone continuano a manifestare dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal, l'87enne diventata il simbolo della lotta contro la speculazione immobiliare.

«La nostra generazione non può permettersi un tetto sopra la testa. E quando può farlo, richiede uno sforzo economico gigantesco: gli affitti occupano più del 60% dei nostri stipendi, i mutui sono inaccessibili», racconta a VD NEWS Mattia Santarelli, responsabile Casa della Segreteria nazionale dei Giovani Democratici.

I dati restituiscono la dimensione del problema. A Roma, negli ultimi cinque anni, gli affitti sono aumentati di quasi il 38%. Secondo Inside Airbnb nella Capitale si contano oltre 34mila annunci sulla piattaforma, più del 60% riconducibili a proprietari che gestiscono più alloggi.

A livello nazionale, secondo Idealista, affittare un trilocale richiede in media il 28% del reddito netto familiare. Nelle grandi città, la difficoltà di potersi permettere un tetto sopra la testa è ancora più evidente: per affittare una casa, a Roma bisogna impiegare il 39% del proprio stipendio, a Napoli al 42%, a Milano al 37%. Secondo un'altra analisi della Cna, nella Capitale il canone per un appartamento di 70 metri quadrati supera addirittura la metà dello salario netto medio.

«Ci sono milioni di persone in questo Paese che vivono in povertà assoluta e molte altre sulla soglia della povertà relativa, che allo stesso modo non riescono a permettersi un tetto sopra la testa e che il mercato immobiliare esclude», denuncia Santarelli.

Questa precarietà pesa anche sugli studenti fuorisede. Secondo Immobiliare.it Insights, ad agosto 2026 una stanza singola costava mediamente 615 euro al mese a Roma, 704 a Milano e 627 a Firenze. Nella Capitale i prezzi delle stanze sono cresciuti del 7% in un solo anno. Anche l’unica risposta messa in campo dal governo, ossia il bando Pnrr per creare 60mila nuovi posti letto, si è dimostrato inadeguato, non solo per la scarsa partecipazione degli enti e delle università pubbliche, ma anche e soprattutto perché le stanze affittate dai privati che hanno ottenuto i finanziamenti possono arrivare a costare oltre 800 o 900 euro al mese.

La protesta di piazza Bologna riprende simbolicamente quella delle tende degli studenti della Sapienza del 2023, ma prova ad allargare la mobilitazione oltre le università. Il 15 ottobre è prevista anche un'assemblea pubblica a Termini, convocata dai movimenti per la casa e dai sindacati di base.

«In Spagna ci sono state proteste molto rumorose, che hanno avuto anche esiti politici importanti. Tutta Europa si sta mobilitando perché soprattutto la nostra generazione sente che ci sono problemi che impediscono di vivere un presente dignitoso e di costruirsi un futuro», spiega Santarelli. Un disagio, dunque, che in Italia è rimasto a lungo meno visibile, ma che comincia a trasformarsi in mobilitazione. «Sembrava che qui non ci fossero problemi o che tutti stessero zitti. Noi a questa dinamica non ci stiamo. Per rompere il muro del silenzio abbiamo deciso di essere noi l'ariete».