Continuiamo a morire, nonostante il reato di femminicidio
di Melissa AgliettiDalla settimana di Ferragosto a oggi, sei donne sono state uccise, proprio mentre il Viminale presentava i dati relativi ai casi di femminicidio del primo semestre 2026, in diminuzione del 37% rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche se la legge che introduce il reato di femminicidio nel codice penale è in vigore già da dicembre e punisce gli autori con l’ergastolo, si tratta di una misura a posteriori che arriva tardi, quando ormai ci hanno uccise.
La deterrenza, di per sé, non basta come forma di prevenzione, se nelle aule dei tribunali continuiamo a non essere credute o a sentirci colpevolizzate per come eravamo vestite. Non è sufficiente se sui giornali ci vengono fatte domande “scomode” sul perché non ci si è ribellate a una violenza o se parenti, o ancora agenti di polizia, ci consigliano di non denunciare e «di fare pace». Anche se ne discutiamo da anni, in Italia non c’è una strategia strutturata per la prevenzione dei femminicidi, che continuano a moltiplicarsi per carenza di risorse e formazione e percorsi di educazione disomogenei.
Per giudici e forze dell’ordine sono previsti corsi di formazione, così come per i giornalisti, anche se le risorse economiche messe in campo dai vari governi sono esigue. E i risultati sono evidenti anche fuori dalle aule dei tribunali: secondo una ricerca dell'Università di Bologna del 2023, la narrazione del femminicidio sui media italiani «riproduce largamente miti e stereotipi della violenza di genere».
In questo contesto, anche l’educazione sessuo affettiva, di per sé frammentata perché a discrezione delle singole scuole, risulta depotenziata. Che valore può avere quello che viene raccontato in un’aula di scuola se uscendo fuori sento parlare di donne uccise per un «raptus» o per «gelosia»? Quei ragazzi ne dedurrano, quindi, che certi omicidi hanno un'attenuante sentimentale e che la violenza può avere una sua logica passionale.
Senza una legge organica, il problema resta. In Spagna lo hanno capito: la Ley Orgánica 1/2004 sulla violenza di genere ha creato tribunali specializzati, una linea anti violenza gratuita attiva 24 ore su 24 e un sistema coordinato di prevenzione nelle scuole, nei servizi sanitari e nei corpi di sicurezza. Dal 2003, i casi di donne morte per violenza maschile in Spagna sono stati quasi la metà di quelli in Italia. La differenza è tra una legge che nomina il reato, come nel caso italiano, e una legge che costruisce l'ecosistema per prevenirlo. Abbiamo scelto la prima, senza pensare a risorse e piani per la seconda.