L’Italia cambia i confini per fermare i migranti
Dal 12 giugno è in vigore il Patto europeo su migrazione e asilo. Il decreto-legge con cui il governo Meloni ha iniziato ad attuarlo, secondo le organizzazioni che si occupano di diritto d’asilo e tutela dei migranti, amplia il ricorso alle procedure accelerate e comprime alcune garanzie, con il rischio di automatismi e di valutazioni meno approfondite delle singole domande. Il 10 agosto un decreto del Viminale ha aggiunto un nuovo tassello, ampliando le zone di frontiera fino a 25 province. Qui possono essere applicate procedure accelerate per esaminare le domande di asilo e arrivare, nei casi previsti, al rimpatrio.
Tra le nuove zone ci sono Udine e Pordenone, che si aggiungono a Trieste e Gorizia, già designate nel 2019. Ma proprio Trieste mostra le contraddizioni del nuovo sistema. Il tribunale ha accolto quattro ricorsi di richiedenti asilo, tra cui un uomo di nazionalita afghana, arrivati dalla rotta balcanica e fermati dopo essere entrati in Italia. I giudici hanno stabilito che non basta trovarsi in una provincia definita “di frontiera” per essere sottoposti alla procedura accelerata: questa può essere applicata a chi arriva direttamente da una frontiera esterna dell’Ue, non semplicemente a chi viene fermato dopo essere già entrato in Italia. E lungo la rotta balcanica quella frontiera è oggi in Slovenia e Croazia, non a Trieste.
Lo stesso decreto prevede sei nuovi CPR e 106 posti aggiuntivi nelle strutture esistenti, potenziando il sistema di trattenimento mentre aumentano le contestazioni sulle sue garanzie. Il 10 agosto un uomo di 30 anni è morto a Palazzo San Gervasio dopo un tentativo di impiccagione, provocando rivolte e un ulteriore tentativo di suicidio: sarebbe la terza vittima negli ultimi anni nello stesso centro. Le criticità sono anche giudiziarie. A febbraio un tribunale aveva condannato l’ex direttrice del CPR di Torino per la morte di Moussa Balde, nel 2021. La Corte costituzionale, con la sentenza 96/2025, ha evidenziato la necessità di una disciplina legislativa più puntuale sul trattenimento. Il Consiglio di Stato, con la sentenza 5450/2026, ha imposto al Viminale di rivedere entro sei mesi il capitolato dei CPR, anche per rafforzare la prevenzione del rischio suicidario.