Il referendum per cambiare la legge sull’educazione sessuale a scuola
La campagna per abrogare la legge che ha introdotto il consenso informato scritto per l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane ha superato le 50mila firme in pochi giorni. Ora la sfida del Comitato Sì Educazione Affettiva nelle Scuole è arrivare a mezzo milione di sottoscrizioni entro il 30 settembre: solo così il quesito potrà essere sottoposto al voto, con un referendum che si terrebbe dopo le prossime elezioni.
Al centro c'è la legge promossa dal ministro dell’Istruzione Valditara, in vigore dal 7 luglio. Il testo introduce due vincoli distinti: nelle scuole dell'infanzia e primarie, i temi legati alla sessualità non possono essere trattati in nessuna forma; nelle scuole medie e superiori, ogni attività didattica su educazione sessuale e affettiva richiede un'autorizzazione scritta delle famiglie, con sette giorni di preavviso, oltre alla possibilità per i genitori di visionare in anticipo i materiali usati.
Per il ministro Giuseppe Valditara si tratta di una "riforma storica" che restituisce alle famiglie un ruolo nelle scelte educative dei figli minorenni, senza sopprimere l'educazione affettiva: gli aspetti biologici della sessualità, ha ricordato, restano materia obbligatoria delle nuove Indicazioni nazionali, e i percorsi più delicati dovranno comunque essere affidati a professionisti qualificati come medici e psicologi.
Sul fronte opposto, il fronte che promuove il referendum – che riunisce realtà del mondo LGBTQ+ e dell'associazionismo – sostiene che l'obbligo di autorizzazione, attività per attività, renda di fatto residuale l'educazione affettiva, impedendo una programmazione organica integrata nei piani triennali dell'offerta formativa. Critiche sono arrivate anche da sindacati della scuola e reti studentesche, secondo cui subordinare a un consenso scritto temi come il rispetto reciproco e la prevenzione della violenza di genere rischia di lasciare senza strumenti proprio gli studenti più esposti, quelli che a casa non troverebbero altrove queste informazioni. Il percorso referendario, in ogni caso, resta lungo e non scontato: oltre alle 500mila firme, servirà poi il vaglio di ammissibilità della Corte costituzionale.