La polizia non ha rispettato i protocolli per garantire la corretta respirazione di Abderrahim Fakir
Domenica 19 luglio Abderrahim Fakir, 42 anni, è morto a Bologna durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro, prima periferia cittadina. Un video ripreso dai residenti e diffuso dalla famiglia di Fakir mostra l’intervento di due agenti seduti sulla schiena e sulle gambe dell’uomo mentre tentano di ammanettarlo aiutati da un residente.
Bloccato a terra, a faccia in giù, urla diverse volte «aiuto, basta». Dopo oltre due minuti smette di gridare e di muoversi. Gli agenti gli bloccano polsi e caviglie con delle fascette, e a quel punto si accorgono che l’uomo non reagisce più. Intervengono i soccorritori, che hanno assistito alla scena fino a quel momento limitandosi ad osservare, e pochi minuti dopo viene constatato il decesso.
«Vogliamo giustizia per Fakir»
La procura di Bologna ha aperto un’inchiesta sul caso, acquisirà le immagini delle bodycam che indossavano gli agenti e verrà svolta l’autopsia. Anche l’azienda sanitaria di Bologna ha aperto un’inchiesta interna per «ricostruire, puntualmente, lo svolgimento dell’intervento» dei soccorritori. Al momento non sappiamo se Fakir avesse dei problemi di salute, ma i conoscenti sul posto hanno spiegato che era cardiopatico e che soffriva d’asma. È invece riconosciuta la pericolosità di manovre di fermo che prevedono la compressione del torace, immobilizzando la persona in una postura che compromette le capacità di respirazione.
Due mesi fa la Polizia di Stato ha diffuso un protocollo da attuare “per la gestione delle persone non collaborative” (Prot. 0009318 dell’11 maggio 2026). Il documento espone le indicazioni operative da attuare nei casi in cui gli agenti si devono confrontare con soggetti aggressivi, alterati o protagonisti di crisi emotive acute. La forza muscolare, si legge, va sempre misurata secondo il principio di proporzionalità. Per quanto riguarda le fascette in velcro in dotazione, rientra nei contesti di utilizzo previsti «quando è necessario contenere gli arti inferiori di una persona non collaborativa e particolarmente agitata», come nel caso di Abderrahim Fakir.
Ma con la specifica che la persona «andrà stesa a terra senza fare pressione sugli organi interni». Si aggiunge inoltre che «qualora il soggetto interessato mostri segni di malessere, la presa dovrà essere allentata immediatamente, posizionandolo su un fianco e verificando che sia nella condizione di respirare regolarmente, richiedendo l'intervento di personale sanitario.» Nelle immagini diffuse nel video la polizia non sembra rispettare questi protocolli. È infatti l’operatore dell’ambulanza a posizionare l’uomo sul fianco, diversi minuti dopo che non venivano dati più segni di vita.
Il capitolo delle linee guida dedicato alla tutela sanitaria “del soggetto non collaborativo” ribadisce che «non va prolungata la posizione di decubito prono e la compressione del torace, per i rischi che possono provocarsi al sistema cardiaco e agli organi respiratori: il fermato, una volta messo in sicurezza, laddove fosse necessario, nell'attesa dell'intervento di personale sanitario, dovrà essere posto in posizione di decubito laterale». Sono azioni d’intervento fondamentali per evitare rischi per la salute. O nei casi peggiori la morte.