Le norme «anti-maranza» sono l'ennesimo slogan
di Davide TragliaDa mesi i «maranza» sono ovunque. Nei talk show, nei titoli dei giornali, soprattutto nelle dichiarazioni dei leader del centrodestra. Matteo Salvini li ha definiti «rompicoglioni». Durante la tre giorni futurista a Sanremo, Roberto Vannacci ha detto che «chi fa sport non esce alla sera, non vede i maranza, non va a fare parte delle baby gang». Una parola nata nel linguaggio giovanile è diventata il simbolo dell'insicurezza urbana e il nuovo bersaglio della politica.
In questo clima, il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo disegno di legge in materia di sicurezza e «prevenzione del disagio giovanile». Tra le novità ci sono una nuova ipotesi di avviso orale del questore, che potrà prevedere anche il cosiddetto «divieto di aggregazione», e l'estensione ai minorenni del fermo di prevenzione. Le misure sono state subito ribattezzate «anti-maranza» dal centrodestra e dai giornali più vicini all’esecutivo. Dopo mesi di campagne politiche e mediatiche che hanno trasformato questa figura nel nuovo nemico pubblico, il governo ha scelto di intervenire proprio sul terreno della sicurezza, tornato centrale anche per la concorrenza che arriva alla sua destra. Il governo ha spiegato che il questore potrà disporre il divieto di aggregazione «in occasione di movide o circostanze simili che danno luogo a situazioni che costituiscono una grave minaccia per l'ordine e la sicurezza pubblica». I criteri concreti, però, restano poco chiari.
Lo stesso vale per il fermo di prevenzione esteso ai minorenni, che potrà essere applicato quando vi sia un «fondato motivo» di ritenere che una persona possa porre in essere «condotte di pericolo per la sicurezza pubblica». È soprattutto questa espressione, «fondato motivo», ad aprire gli interrogativi più delicati, perché è lecito chiedersi quali criteri guideranno questa valutazione e soprattutto - per norme già ribattezzate «anti-maranza» – chi finirà più facilmente per essere considerato una minaccia per la sicurezza pubblica. Il rischio, infatti, è che controlli fondati su categorie così ampie si concentrino soprattutto sui ragazzi delle periferie e su quelli con background migratorio.
Prima ancora di chiedersi se queste norme siano giuste, però, forse bisognerà capire se funzioneranno davvero. D’altronde, è una domanda che sta accompagnando ormai gran parte della produzione legislativa del governo in materia di sicurezza. Il decreto anti-rave, il decreto sicurezza e perfino il nuovo Codice della strada sono già finiti al centro di ricorsi, dubbi di costituzionalità, interpretazioni restrittive e pronunce dei tribunali che ne stanno ridimensionando la portata. Il rischio, allora, è che anche questa volta conti più l'annuncio della norma che la sua effettiva capacità di incidere sulla realtà.
Un copione visto più e più volte, quello che trasforma un problema sociale in un'emergenza di ordine pubblico e risponde con nuovi strumenti penali che lasciano irrisolte le cause che alimentano quel disagio. Nel frattempo, il messaggio politico è già arrivato: c’è un nemico, e un (apparente) pugno duro che potrebbe portare fortuna nei sondaggi.