Il 65% delle donne con disabilità ha subito violenza. E una su tre non la riconosce nemmeno
Essere donna e avere una disabilità significa spesso essere invisibile due volte. Invisibile nelle statistiche, nei servizi e perfino nel riconoscimento delle violenze subite. Secondo la ricerca VERA, realizzata dalla Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH), il 65% delle donne con disabilità ha subito almeno una forma di violenza nel corso della propria vita. Ma il dato più allarmante è un altro: in un caso su tre quella violenza non viene nemmeno riconosciuta come tale dalla vittima.
La violenza si consuma soprattutto nei luoghi che dovrebbero essere più sicuri. Secondo la ricerca, il 36% degli episodi avviene nei contesti di cura, mentre il 21% all'interno della famiglia. A questi si aggiungono discriminazioni sul lavoro, esclusione sociale e maggiori ostacoli nell'accesso all'autonomia economica.
Una condizione che gli esperti definiscono discriminazione intersezionale: le disuguaglianze legate al genere si sommano a quelle legate alla disabilità, rendendo più difficile vedere, denunciare e contrastare gli abusi. La stessa invisibilità emerge anche in ambito sanitario. Uno studio pubblicato sul British Medical Journal, basato sui dati di oltre 2,7 milioni di persone nate in Svezia, mostra che le bambine ricevono una diagnosi di autismo molto più tardi rispetto ai coetanei maschi.
Durante l'infanzia le diagnosi riguardano circa quattro maschi per ogni femmina. Ma il rapporto tende ad azzerarsi intorno ai vent'anni, segno che molte ragazze vengono semplicemente riconosciute anni dopo. Per gli studiosi, il fenomeno è legato anche a criteri diagnostici costruiti storicamente su modelli maschili.
È in questo contesto che nasce "Adulte!", il progetto della Fondazione Time2 selezionato dal Bando ACT 2026 di Fondazione Unipolis. L'iniziativa partirà a settembre a Torino e accompagnerà giovani donne con disabilità in percorsi di autonomia, inserimento lavorativo, supporto psicologico e confronto tra pari. In totale coinvolgerà direttamente 82 persone e punta a costruire un modello che metta insieme politiche sulla disabilità e parità di genere.
Il progetto rappresenta una risposta concreta, ma i numeri raccontano un problema che va ben oltre Torino. Finché una donna con disabilità rischierà di non riconoscere nemmeno la violenza subita, il tema non sarà soltanto l'accesso ai servizi, ma il modo in cui la società continua a guardare – o a non guardare – chi vive all'incrocio tra più forme di discriminazione.