Il Codice della strada di Salvini comincia a sgretolarsi
Il Tribunale di Udine ha assolto con formula piena Elena Tuniz, insegnante di Corno di Rosazzo finita al centro di uno dei casi simbolo del nuovo Codice della strada voluto dal ministro Matteo Salvini. Il giudice Mauro Qualizza ha pronunciato la sentenza «perché il fatto non sussiste», accogliendo la richiesta della stessa pubblico ministero Marzia Gaspardis.
La vicenda di Tuniz è diventata emblematica del nuovo articolo 187 del Codice della strada. Dal 14 dicembre 2024, infatti, la norma prevede che per il ritiro della patente e il procedimento penale non sia più necessario dimostrare lo stato di alterazione del conducente: è sufficiente risultare positivi a una sostanza stupefacente, il principio sintetizzato da Salvini con lo slogan «lucido sì o lucido no».
Dopo un incidente avvenuto il 7 gennaio 2025, Tuniz era risultata positiva al THC durante gli accertamenti in ospedale. Solo successivamente, però, i medici avevano scoperto che l'incidente era stato causato da una crisi epilettica e non dall'assunzione di cannabis. La decisione del tribunale arriva dopo la pronuncia con cui, a gennaio 2026, la Corte costituzionale ha confermato il nuovo articolo 187, imponendone però un'interpretazione restrittiva: la semplice positività non basta, ma va dimostrato che la sostanza fosse ancora in grado di alterare la guida.
È proprio questo principio che il Tribunale di Udine ha applicato, ritenendo che non vi fossero elementi per sostenere che Tuniz fosse in stato di alterazione al momento dell'incidente. «Sono molto sollevata. L'assoluzione dal penale è una liberazione ed è un passo in più verso la mia patente, che però ci tengo a ricordare non ho ancora riavuto», racconta Tuniz a VD. «È un iter lungo e devo ancora aspettare il processo civile prima di poter cantare vittoria. Io vorrei soltanto tornare alla mia vita normale, perché tutto questo mi ha danneggiata non poco».
Le conseguenze, però, restano. «Dopo aver vinto il concorso mi avevano assegnata a una scuola di Pordenone, a circa 75 chilometri da casa. Senza patente non era possibile raggiungerla, nemmeno con i mezzi pubblici. Così ho dovuto rinunciare al contratto a tempo indeterminato e tornare a insegnare come precaria nella scuola dove lavoravo prima, a Cividale del Friuli». Una scelta che la costringerà, una volta riottenuta la patente, a rifare il concorso.
Per Antonella Soldo, presidente di Meglio Legale, la sentenza segna un precedente importante: «Stiamo smontando pezzo dopo pezzo il Codice della strada di Salvini nei tribunali. Ma questo precedente arriva dopo un anno e mezzo senza patente, la perdita del contratto a tempo indeterminato, il rischio di due anni di carcere e una multa fino a 12 mila euro. Questa assoluzione è una vittoria per Elena, ma anche un monito per il legislatore: il nuovo articolo 187 va cambiato, prima che altre persone paghino un prezzo così alto per una norma ideologica e profondamente ingiusta».