L'app che mostra quanto è davvero accessibile un luogo
di Chiara D'AndreaMuoversi in città, organizzare un viaggio o un breve spostamento per nessun dovrebbe trasformarsi in un’impresa. In Italia, però, per una persona disabile raggiungere la meta desiderata comporta spesso notevoli sforzi. Chi vuole seguire un evento, andare in un ristorante oppure visitare una mostra non trova quasi mai informazioni affidabili sulle caratteristiche dei luoghi e suoi servizi disponibili. Per risolvere questa lacuna Marco Altea ha fondato Whable, un’applicazione che ha lo scopo di aiutare le persone disabili a muoversi con consapevolezza e sicurezza. Il progetto è nato durante un Hackaton nel 2022 e ha un nome che non è casuale: è infatti l’acronimo di “wheels (ruote) e able (capace, in grado di). “Ci piaceva perché racchiudeva in una sola parola le due dimensioni che volevamo tenere insieme – mi ha raccontato il fondatore dell’app - la concretezza dello strumento, le ruote, quindi ciò che ti permette materialmente di muoverti, e l’idea di possibilità, di "essere in grado di fare".
Marco Altea e il suo team hanno creato un servizio che racconta i luoghi, gli eventi e le strutture mettendo al centro l’accessibilità. Sull’app e sul sito di Whable c’è una mappa interattiva in cui sono raccolte recensioni, foto e informazioni condivise dagli utenti. Chi si iscrive sulla piattaforma - che oggi è attiva in oltre trenta città italiane – può scrivere un una recensione oppure consultare i contributi lasciati da altri. Il progetto fin dall’inizio ha potuto contare sulla collaborazione di una community attenta e generosa. “Quello che mi ha colpito finora – mi ha detto Altea - è stata la qualità delle informazioni condivise. Ad esempio Asia, una ragazza paraplegica, ha pubblicato su Whable la sua esperienza alla Pinacoteca di Brera a Milano: è andata da sola e ha raccontato quanto fosse stato bello. L'unica osservazione critica, fatta con grande precisione, è stata sulla ghiaia abbondante dell'Orto Botanico che le ha reso difficoltoso il percorso. È esattamente il tipo di informazione che salva la giornata a chi viene dopo di lei. Mi viene in mente anche il contributo di Cristina, che dopo essersi iscritta ci ha fatto notare che nella selezione del profilo si poteva indicare una sola categoria di disabilità, mentre nella vita reale, soprattutto per chi ha figli con condizioni complesse o comorbidità, quella scelta singola è una semplificazione che tradisce la realtà. Questo è lo spirito con cui vogliamo costruire l’app che abbiamo lanciato: con e per le persone che la usano, e disposti a correggere quello che non funziona”.
Il modo in cui è strutturata la piattaforma mostra quali sono gli obiettivi perseguiti dai suoi ideatori: informare, creare connessioni e cambiare il modo in cui in Italia si parla di accessibilità. Le recensioni degli iscritti nascono con l’intento di aiutare concretamente chi le leggerà. Sull’app di Whable è possibile trovare delle descrizioni accurate e oggettive dei luoghi: larghezze, pendenze, presenza di gradini, caratteristiche dei bagni, percorso interno. Più le informazioni sono precise, più si riesce a offrire un servizio utile agli utenti. Attraverso un sistema incentrato sulla condivisione delle esperienze di chi vive la disabilità ogni giorno, Whable vuole abbattere delle barriere. La piattaforma è nata per garantire a tutti la possibilità di pianificare al meglio gli spostamenti, considerando le diverse condizioni dei suoi iscritti. Quando si parla di accessibilità è necessario partire dal presupposto che esistono migliaia di situazioni diverse. La disabilità non è solo quella motoria, ci sono disabilità sensoriali, cognitive, neuro divergenze. “L'idea è che chiunque, qualunque siano le sue esigenze – mi ha detto Marco Altea - possa aprire la mappa di Whable e trovare il locale giusto per sé, quello che lo accoglie davvero, non quello che di solito online viene dichiarato “accessibile" sulla base di parametri troppo generici”.
A maggio scorso Whable ha partecipato allo “Spring Attitude” di Roma. Il festival musicale è diventato Accessibility Partner della piattaforma. Federico Maesano – socio e Ambassador di Whable - ha lavorato concretamente sull’accessibilità dell’evento. Nei giorni precedenti al festival, insieme ad altri utenti, ha effettuato un sopralluogo dettagliato alla Nuvola di Fuksas, mappando i parametri di accessibilità del luogo in cui si sarebbe svolto lo Spring.
Questo appuntamento ha coinciso anche con il lancio della piattaforma a Roma. Una settimana prima dell’inizio sull’app sono stati inseriti location ed esperienze accessibili nella zona, in modo tale che chi arrivasse a Roma per il festival trovasse subito delle informazioni utili. Lo Spring Attitude ha messo a disposizione dei biglietti riservati alla community di Whable. Tramite la partecipazione ad un contest, alcuni utenti hanno potuto seguire il festival e poi contribuire allo sviluppo della piattaforma raccontando la loro esperienza.
“Stiamo portando avanti un lavoro di squadra” - ha raccontato Federico Maisano– “di solito le persone disabili hanno delle remore quando si tratta di raccontare le proprie difficoltà perché pensano di disturbare; io personalmente sto cercando di invogliarle a lasciare dei feedback e a raccontare quali sono le loro esigenze”. Per chi come Maesano si è trovato a vivere improvvisamente una condizione di vita nuova dopo un incidente, è molto importante portare avanti un percorso di accettazione in cui il confronto con altre persone può essere di grande conforto. “Io ho dovuto imparare tutto daccapo, imparare a muovermi con una carrozzina, a gestire le discese ad esempio. Credo che Whable, possa aiutare le persone disabili, perché gli permette di trovare una voce e allo stesso tempo di confrontarsi con altre persone che affrontano le loro stesse sfide quotidiane”.
L’app grazie alla forza della sua community mira a favorire l’inclusione sociale. Dando informazioni il più possibile precise sui luoghi recensiti, può permettere ai disabili e ai caregiver, di organizzare uno spostamento secondo le proprie esigenze. L’obiettivo del team di Whable è anche quello di convincere chi gestisce locali, musei e eventi in Italia, ad adottare un approccio più inclusivo nel modo in cui vengono comunicate le informazioni sull’accessibilità delle strutture.