La partita di calcio tra genitori e figli, in carcere
In questi giorni è iniziata l'edizione 2026 della “Partita con mamma e papà”, l'iniziativa che trasforma per un giorno gli istituti penitenziari in luoghi di incontro, gioco e relazione tra genitori detenuti e figli. Il progetto, giunto quest'anno alla sua decima edizione, è ideato e promosso da Bambinisenzasbarre ETS nell'ambito della campagna europea di sensibilizzazione “Non un mio crimine ma una mia condanna”.
Il programma della “Partita con mamma e papà” prevede incontri sportivi di calcio, laboratori creativi e momenti di condivisione all'interno delle strutture carcerarie in Italia. L'obiettivo, spiegano i promotori, è tutelare e rafforzare il legame familiare durante il periodo di detenzione, garantendo il diritto dei minori alla continuità della relazione affettiva con i propri genitori, in linea con la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e con la “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti”. Quest'ultimo documento, siglato per la prima volta nel 2014, riconosce formalmente il diritto alla genitorialità in carcere e impegna il sistema penitenziario all'adozione di una cultura dell'accoglienza verso i minori.
«Questi bambini vivono in silenzio il loro segreto del genitore recluso per non essere stigmatizzati ed esclusi», ha ricordato Lia Sacerdote, Presidente di Bambinisenzasbarre ETS, evidenziando la necessità di contrastare i pregiudizi e l'emarginazione sociale. Secondo i dati diffusi dall'associazione, sono circa 100 mila i minori in Italia che hanno un genitore in carcere, mentre la stima a livello europeo si attesta sui 2,4 milioni.
L'edizione 2026 si inserisce nel più ampio progetto continentale “Game with Mum and Dad”, promosso dalla rete europea COPE (Children of Prisoners Europe) e sviluppato proprio sul modello dell’esperienza italiana. A livello nazionale, le attività coinvolgeranno numerosi istituti distribuiti sul territorio – tra cui storicamente figurano strutture come Poggioreale a Napoli, Piazza Lanza a Catania, Busto Arsizio a Varese e Bollate a Milano – e vedranno la cooperazione di direzioni carcerarie, personale educativo, Polizia Penitenziaria e associazioni locali. L’iniziativa si inserisce in un contesto problematico per le carcere italiane. L’ultimo rapporto Antigone descrive una situazione ormai fuori controllo. Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. Sono 73 gli istituti con un affollamento superiore al 150% e in 8 carceri si supera addirittura il 200%. Oltre il 60% dei detenuti trascorre quasi tutta la giornata in cella e solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. A preoccupare è anche il massiccio ricorso agli psicofarmaci. Nel 2025 ci sono stati 254 decessi in carcere e almeno 82 suicidi.