Per celebrare gli 80 anni della Repubblica Italiana, il presidente Sergio Mattarella ha invitato nella Piazza del Quirinale alcuni rappresentanti della società civile, artisti, sportivi e musicisti, per una serata che sarà trasmessa, il 2 giugno, dalle 21:20 su Rai1. Fra i “volti della Repubblica” che si alterneranno sul palco c'è anche quello di Paola Cortellesi, che al voto del 1946 ha dedicato il suo primo film da regista, “C'è ancora domani” – diventato già un cult e disponibile su Prime Video, Netflix e NOW.

«Non era mai stato fatto un film su questo evento storico» – racconta a Natalia Aspesi, che l'ha intervistata per D di Repubblica – «che coincide anche con gli 80 anni del voto alle donne. Fino ad allora era vietato, come i cani dovevamo rimanere fuori dai seggi». E furono 13 milioni le donne che votarono per quel referendum, su un totale di 28 milioni di aventi diritto chiamati a scegliere tra Repubblica e Monarchia. «È questo il voto: essere non uno, ma milioni».

L'affluenza, in quell'occasione, fu dell'89% circa: una cifra impensabile per gli standard attuali. «Oggi le ragazze e i ragazzi pensano “vabbè, ma non serve andare a votare, è una goccia nel mare”. Sono disillusi, delusi» dice ancora Cortellesi. Ma nell'epoca dell'astensionismo «c’è ancora molto cammino da fare. Esiste una generazione e una categoria di uomini che non accetta il rifiuto: e siccome abbiamo una media di un femminicidio ogni 72 ore, evidentemente c'è un problema nel Paese».

«Sembra incredibile», conclude, «ma la legge sul divorzio è del 1970, quella sull'aborto del '78. Solo nel 1981 è stato abrogato il delitto d'onore, e lo stupro è diventato reato contro la persona e non contro la morale nel 1996, quando io avevo già finito il liceo. Quando aveva nove anni, mia figlia mi chiese “mamma, ma davvero le donne non potevano fare tutte queste cose?”».