Firenze vuole limitare gli affitti brevi anche fuori dal centro storico
Dopo il centro storico, Firenze sta provando a limitare gli affitti brevi anche nei quartieri fuori dall’area Unesco. La giunta guidata dalla sindaca Sara Funaro ha approvato una delibera che estende il blocco delle nuove locazioni turistiche a nove nuove zone della città, fra cui Campo di Marte, San Jacopino, Gavinana, Statuto-Rifredi e Savonarola.
Se il Consiglio comunale approverà il provvedimento il prossimo 4 giugno, nelle nuove aree coinvolte non sarà più possibile aprire nuovi b&b. Negli ultimi anni Firenze è diventata una delle città italiane simbolo dell’overtourism. Nel 2025 ha registrato oltre 4,7 milioni di arrivi turistici e 11 milioni di presenze, mentre le locazioni turistiche sono salite a 17mila.
La decisione si basa, però, anche su uno studio realizzato dal professor Filippo Celata insieme all’ufficio statistica del Comune. Il report mostra come il fenomeno degli Airbnb abbia ormai superato i confini del centro storico, spingendosi sempre di più verso i quartieri residenziali e le periferie. Secondo lo studio, nel centro storico gli immobili destinati agli affitti brevi arrivano al 190% rispetto alle abitazioni in locazione tradizionale, con punte del 473% nella zona delle Coste e del 281% nel cosiddetto quadrilatero d’oro. In alcune aree comprese fra il Duomo e piazza della Signoria si arriva quasi a tre appartamenti turistici per ogni casa affittata a residenti.
Ma il dato che preoccupa di più Palazzo Vecchio è lo “spillover”, cioè lo spostamento progressivo degli affitti turistici fuori dall’area Unesco. Nelle zone immediatamente attorno al centro gli affitti brevi rappresentano ormai tra il 20 e il 44% delle abitazioni. Per la sindaca Funaro, questo provvedimento serve a “tutelare la residenzialità e garantire un equilibrio sostenibile tra turismo e vita quotidiana dei cittadini”.
Intervistata da La Nazione, la sindaca ha spiegato che le sentenze del Tar «hanno definito un principio di base: la tutela della città e della vivibilità vengono prima di ogni cosa». Secondo la sindaca, Firenze deve continuare a intervenire per evitare che la pressione turistica renda impossibile vivere in città, soprattutto in un momento in cui «in alcune aree della città la situazione è allarmante». Nel frattempo, la legge regionale sul turismo prevede una moratoria fino al 2028: fino ad allora le attività già esistenti potranno continuare a operare, ma dopo quella data il Comune potrebbe introdurre limiti ancora più stringenti, comprese soglie massime di affitti brevi per quartiere.
La nuova stretta, comunque, ha diviso la città. Fra i critici c’è Salviamo Firenze, che considera la misura insufficiente. «La sentenza del Tar ha tolto ogni alibi all’amministrazione, può intervenire per ricreare un rapporto tra residenza e turismo. Ma non lo fa», scrive il comitato in una nota. Secondo gli attivisti, estendere il modello già applicato nel centro storico «non è un cambio di cura di una città malata», perché «congelare non significa curare una città in cui a prezzi possibili non si trova né un affitto né un appartamento da acquistare».
Per Salviamo Firenze il problema centrale resta il numero complessivo di affitti brevi presenti in città. «Si continua a eludere la domanda chiave, ovvero se il numero di affitti brevi attivi è sostenibile. No, non lo è. La moratoria dovrebbe servire a programmare il futuro, non a rinviare le decisioni», ha concluso il collettivo.