Le carceri italiane sono al collasso
Carceri al collasso, suicidi in aumento e un sistema penitenziario sempre più lontano dalla funzione costituzionale della pena. È il quadro durissimo che emerge dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, dal titolo “Tutto chiuso”, presentato ieri dopo 102 visite di monitoraggio negli istituti italiani. I numeri descrivono una situazione ormai fuori controllo. Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. Sono 73 gli istituti con un affollamento superiore al 150% e in 8 carceri si supera addirittura il 200%.
Il sovraffollamento non dipende dall’aumento della criminalità, perché i reati risultano stabili e addirittura in calo dell’8% nei primi mesi del 2025. Questi numeri si devono soprattutto alle politiche del governo Meloni, fra decreto sicurezza e decreto Caivano. Dall’inizio della legislatura sono stati introdotti 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena, in quella che Antigone definisce “un’architettura repressiva senza eguali nella storia recente”. Nel 2025 ci sono stati 254 decessi in carcere e almeno 82 suicidi. Dall’inizio del 2026 le persone detenute che si sono tolte la vita sono già 24. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2mila ogni 10mila detenuti, segnale, questo, di una sofferenza strutturale e non episodica.
Il rapporto denuncia un carcere sempre più chiuso. Oltre il 60% dei detenuti trascorre quasi tutta la giornata in cella e solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. A preoccupare è anche il massiccio ricorso agli psicofarmaci. Il 46,5% delle persone detenute assume sedativi o ipnotici, mentre il 21% utilizza antidepressivi, antipsicotici o stabilizzanti dell’umore. Per Antigone la salute mentale in carcere è ormai ingestibile: spesso il disagio psichico viene affrontato attraverso isolamento informale e abuso di terapie farmacologiche. Le diagnosi psichiatriche gravi riguardano il 9,5% della popolazione detenuta. Eppure, ogni 100 detenuti, la presenza media settimanale è di appena 7 ore di psichiatra e 16 ore di psicologo. Sono inoltre raddoppiati i Trattamenti sanitari obbligatori effettuati in carcere, spesso – denuncia Antigone – in contrasto con quanto previsto dalla legge.
L’emergenza riguarda anche i minori. Negli Istituti penali minorili, al 30 aprile 2026, erano presenti 581 ragazzi detenuti: il 52,5% in più rispetto al 2022, ultimo anno prima del decreto Caivano. È aumentata anche la durata media della permanenza in carcere, passata dai 145 giorni pre-pandemia ai quasi 180 del 2025. Per Antigone la risposta del governo si è limitata ad aprire nuove strutture, senza affrontare le cause sociali del fenomeno. Di fronte a questi numeri l’associazione chiede «un Piano Marshall per le carceri». Tra le proposte: misure urgenti contro il sovraffollamento, maggiore accesso alle misure alternative, detenzione domiciliare per chi ha meno di 12 mesi di pena residua, investimenti nel lavoro e nella formazione, apertura di licei e poli universitari, sport all’aperto, telefonate quotidiane, riduzione dell’isolamento e nuove politiche di riduzione del danno per tossicodipendenti.
Antigone chiede inoltre di cancellare alcune norme simbolo della stretta repressiva, come quella sul reato di rivolta penitenziaria, quella sugli agenti sotto copertura e quella che ha aumentato il numero di bambini in carcere con le madri. «Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro», denuncia il presidente Patrizio Gonnella. «Produce solo più sofferenza, più recidiva e più insicurezza».