Quando Marco Pannella si fece arrestare per uno spinello
«Ho un regalino, lo apri subito: sono 200 grammi di hashish». Con queste parole, il 28 dicembre 1995, Marco Pannella consegnò in diretta televisiva un pacchetto ad Alda D'Eusanio, durante una trasmissione Rai. Un gesto volutamente provocatorio, costruito come atto di disobbedienza civile contro le leggi sulle droghe leggere e pensato per trasformare il tema in un caso politico nazionale. Per quell’episodio Pannella venne inizialmente condannato a 2 mesi e 20 giorni di reclusione, salvo poi essere assolto in appello perché «il fatto non costituisce reato», con il riconoscimento del particolare valore sociale e politico dell’azione.
Era il metodo Pannella: usare il proprio corpo, la provocazione pubblica e perfino il rischio dell’arresto per forzare il dibattito politico italiano su temi considerati intoccabili. Dall’aborto alla legalizzazione delle droghe leggere, dal sovraffollamento carcerario al fine vita, il leader radicale trasformò la disobbedienza civile in una strategia politica permanente. Il primo arresto risale addirittura al 1975, quando l’allora semplice attivista finì in manette per aver fumato uno spinello.
Dieci anni fa la sua morte chiuse una parabola politica lunga mezzo secolo, costruita tra referendum, scioperi della fame e campagne radicali che hanno inciso profondamente sul costume e sulla legislazione italiana. Leader storico del Partito Radicale, Pannella fu tra i protagonisti delle battaglie che portarono all’introduzione del divorzio e alla legalizzazione dell’aborto, ma anche di campagne meno “istituzionali” e più frontali, come quelle contro il sovraffollamento delle carceri e per il diritto al fine vita, condotte anche insieme all’associazione Luca Coscioni. La sua azione politica si muoveva spesso ai margini del sistema, ma proprio per questo riusciva a spingerlo oltre i suoi confini.
Figura difficilmente collocabile dentro le categorie tradizionali, Pannella combinava radicalismo libertario e cultura garantista con posizioni economiche liberali, talvolta lontane dalla sinistra italiana. Negli anni successivi costruì anche interlocuzioni politiche trasversali, arrivando a dialogare con Silvio Berlusconi e con Forza Italia. Una scelta che gli valse critiche e contestazioni.