La foto dell’anno mostra le crudeli politiche migratorie di Trump
È una fotografia che racconta il momento esatto in cui una famiglia si spezza sotto il peso delle politiche migratorie statunitensi la vincitrice del World Press Photo Contest 2026. L’organizzazione ha annunciato la Foto dell’Anno e i due finalisti dell’edizione 2026, che premia ogni anno il miglior fotogiornalismo e la fotografia documentaria a livello globale. Il riconoscimento principale è andato a “Separati dall’ICE” della fotoreporter Carol Guzy, realizzata per ZUMA Press e il Miami Herald. Lo scatto è stato effettuato all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York e documenta l’arresto di un uomo, Luis, fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement dopo un’udienza in tribunale per l’immigrazione.
«Questo riconoscimento mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo. Siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro dignità e resilienza che trascende l’avversità. Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. E questo premio appartiene certamente a loro, non a me», ha detto Guzy. «Questa immagine mostra il dolore inconsolabile di bambini che perdono il padre in un luogo costruito per la giustizia. È una testimonianza cruda e necessaria della separazione familiare in seguito alle politiche di riforma degli Stati Uniti. In una democrazia, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i tribunali in luoghi di vite distrutte. È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo indipendente», ha detto la direttrice esecutiva del World Press Photo, Joumana El Zein Khoury.
Accanto alla Foto dell’Anno, la giuria ha selezionato due finalisti. Il primo è “AID Emergency in Gaza” del fotografo Saber Nuraldin (EPA Images), che documenta la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza attraverso immagini legate alla distribuzione degli aiuti e alla crescente emergenza alimentare. Il secondo finalista è “I processi delle donne Achi” di Victor J. Blue, pubblicato sul New York Times Magazine, che racconta la lunga battaglia giudiziaria di un gruppo di donne indigene guatemalteche sopravvissute alla violenza durante la guerra civile. Il concorso di quest’anno ha raccolto oltre 57mila fotografie provenienti da 141 Paesi. Le immagini premiate saranno esposte in oltre 60 città nel mondo nell’ambito della mostra itinerante del World Press Photo.
Tra i lavori selezionati per l’edizione 2026 figura anche la fotografa italiana Chantal Pinzi, l’unica italiana tra i vincitori, premiata per il progetto “Farīsāt: Gunpowder’s Daughters”, dedicato a un gruppo di donne che in Marocco sfida una tradizione equestre storicamente maschile, rivendicando il proprio spazio in un contesto culturale profondamente radicato.