Gli studenti iraniani dell’Università di Torino lanciano un appello all’ateneo chiedendo sostegno economico e psicologico mentre, a causa del blackout delle comunicazioni nel loro paese, molti di loro non riescono da giorni a mettersi in contatto con le proprie famiglie. In un rapporto inviato alla rettrice Cristina Prandi, la comunità studentesca iraniana denuncia che Internet in Iran risulta interrotto da oltre 240 ore, rendendo impossibile qualsiasi comunicazione con i parenti rimasti nel paese. 

Nel testo, definito un «rapporto di emergenza», gli studenti descrivono una situazione di forte pressione psicologica. «Gli studenti iraniani oggi non affrontano soltanto sfide accademiche: ogni giorno vivono con l’ansia per la sicurezza delle loro famiglie», scrivono. Molti, spiegano, vivono nell’incertezza mentre cercano di proseguire il percorso universitario lontano da casa: «Molti vanno a dormire ogni notte chiedendosi se il giorno successivo riceveranno ancora notizie dalle proprie famiglie».

A Torino la comunità iraniana è tra le più numerose tra quelle straniere: gli iscritti sono circa un migliaio e, tra le nuove immatricolazioni di quest’anno, rappresentano oltre il 14 per cento degli studenti internazionali. «Siamo nel mezzo di una guerra, stanno bombardando vicino casa mia ed è più di una settimana che non sento la mia famiglia», racconta a Repubblica Armin Nia, presidente della comunità studentesca iraniana dell’ateneo. «Ma dobbiamo continuare a studiare: c’è chi rischia di perdere la borsa di studio e chi, dipendendo dal sostegno finanziario della famiglia in Iran, teme di restare senza casa».

Gli studenti chiedono all’università misure di sostegno concrete: un rafforzamento degli aiuti economici per chi dipende dalle risorse delle famiglie in Iran, maggiore flessibilità nelle scadenze accademiche, accesso più facile ai servizi di consulenza psicologica, oltre alla possibilità di ricevere buoni pasto e supporto per eventuali difficoltà abitative.

L’Università di Torino ha annunciato alcune prime misure per rispondere alla situazione. L’ateneo ha deciso di posticipare alcune scadenze amministrative e sta valutando il raddoppio del fondo per le borse di studio destinate agli studenti provenienti da paesi in conflitto, che passerebbe da 80mila a 160mila euro. Tra i circa 300 studenti potenzialmente idonei a ricevere questi contributi, circa 230 sono iraniani. La rettrice Cristina Prandi ha inoltre annunciato il potenziamento del progetto Passi@UniTo, il servizio di counseling psicologico dedicato agli studenti internazionali.