Il Governo "svende" sicurezza e ottiene solo violenza
di Samuele MaccoliniLe modalità con cui Matteo Salvini in primis e a seguire tutto il Governo Meloni hanno trattato la vicenda dell’uccisione di un uomo alla periferia di Milano da parte di un poliziotto, ora accusato di omicidio volontario e omissione di soccorso, non sono nuove.
Ma in questo caso più di altri – sarà per la vicinanza al referendum sulla giustizia, sarà per il nuovo e drastico pacchetto sicurezza – la strumentalizzazione del caso è stata così sfacciata che ha rivelato un modus operandi che ormai si è fatto prassi.
Come riporta Il Post, sul sito della Lega è ancora presente la raccolta firme “Io sto col poliziotto” per esprimere «solidarietà e vicinanza» a Carmelo Cinturrino, l’agente che il 26 gennaio ha ucciso il 28enne di origini marocchine Abderrahim Mansouri a Rogoredo.
Commentando la vicenda il 27 gennaio Salvini aveva detto: «Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Io sto con il poliziotto senza se e senza ma». Dopo settimane in cui puntualmente nuovi indizi e testimonianze mettevano in crisi la versione di Cinturrino, lunedì mattina il poliziotto è stato arrestato.
La procura ritiene che Cinturrino sia socialmente pericoloso e che possa reiterare il reato nonché inquinare le prove. Gli agenti lo avrebbero aiutato a inscenare una messinscena perché temevano le conseguenze di quanto accaduto.
L’esecutivo Meloni ci ha ormai abituati a questo genere di investimento in termini politici. Da quando è in carica ha infatti sfruttato diversi eventi di cronaca con dichiarazioni e atti simbolici che hanno costruito una narrazione favorevole all’utilizzo di misure d’emergenza in modo spropositato.
Il primo caso è stato il decreto rave contro i raduni illegali, adottato d’urgenza dopo che 3mila giovani provenienti da tutta Europa avevano partecipato nell’ottobre 2022 al rave “Witchtek 2K22” in un capannone abbandonato alla periferia di Modena. Il Governo era in carica da una settimana.
Poi è stato il turno del decreto Cutro, dopo la tragedia del 26 febbraio 2023 in cui sono morti oltre cento migranti. Risultato: con l’obiettivo di “bloccare” l’immigrazione irregolare è stata fortemente limitata la protezione speciale, con l’effetto di ledere i diritti dei richiedenti asilo e quindi il rischio di un aumento dei migranti irregolari sul territorio.
Segue Caivano, nell’estate del 2023. Anche qui, dopo un crudo caso di cronaca che riguardava lo stupro di due minorenni da parte di un gruppo di ragazzi, il Governo sfrutta l’occasione per agire d’urgenza.
Il Governo decide di combattere il disagio giovanile inasprendo le pene per i minori. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio dice: «abbiamo allineato la responsabilità del minore a quella dell’adulto». Risultato: sovraffollamento delle carceri minorili, come appurato dall’associazione Antigone.
Segue, nel gennaio del 2024, il decreto “eco-vandali” con cui l’ex Ministro della Cultura Sangiuliano ha scelto di reprimere le proteste non violente di Ultima Generazione ed Extinction Rebellion.
Questo è stato il preludio. Poi nel 2025 è arrivato il dl Sicurezza, testo corposo che va a incidere sul diritto di protesta, occupazioni, e numerosi altri temi cari alla destra di Governo che continua a usare la paura dei cittadini per sbandierare una falsa idea di sicurezza.
L’ultimo capitolo è il pacchetto sicurezza approvato il 5 febbraio 2026 con un’accelerazione dovuta agli scontri di Torino per l’Askatasuna. Ora l’emergenza è quella di imporre lo scudo penale per le forze dell’ordine, che evita agli agenti di essere indagati quando commettono reati se c’è “la legittima difesa”.
Tutte queste norme sono state giustificate da un senso d’urgenza dettato da fatti di attualità locali, senza tenere conto di contesti, trend globali e fenomeni strutturali. Eppure, la percezione di insicurezza percepito nelle città continua a crescere. «Cosa sto sbagliando?», dovrebbe chiedersi Meloni. Ma il problema è alla radice.
Non è cosa nuova che in Italia i Governi utilizzino a sproposito i decreti-legge, misure varate direttamente dall’esecutivo che entrano subito in vigore e il Parlamento ha poi 60 giorni per convertirle in legge.
La Costituzione prevede che queste misure possono essere adottate solamente in casi straordinari di necessità e urgenza, ma negli ultimi decenni l’interpretazione di questi requisiti è stata messa alla mercé delle priorità politiche dei vari esecutivi.
Secondo un’analisi di Openpolis, da inizio legislatura il Governo Meloni ne ha già emessi 120, con una media di 2,9 decreti-legge al mese. Durante la pandemia i Governi Draghi e Conte II ne hanno emessi praticamente con la stessa frequenza, ma in un periodo in cui il Paese (e il mondo intero) si trovava ad affrontare un’emergenza concreta e indiscutibile.
Non a caso il precedente Governo Conte I, tra gli anni 2018 e 2019 aveva raggiunto una media ben più contenuta di 1,7 decreti al mese. Ancora prima Gentiloni 1,1. Poi a scendere Renzi con 1,64; Letta fermo a 2,5 e Monti a 2,3 – anche qui, in un periodo delicato in cui l’Italia usciva dalla crisi dello spread.
Insomma, conclude Open Polis, l’attuale esecutivo emana decreti legge allo stesso ritmo di quelli che hanno dovuto fronteggiare le fasi più concitate della pandemia. Solo che oggi la pandemia è un mostro di carta: l’ossessione è quella della sicurezza, e ogni occasione è buona per un giro di vite al codice penale.
Si chiama per l’appunto panpenalismo quello che il Governo Meloni attua: un modello che prevede il ricorso sistematico a nuove leggi repressive per gestire ogni problema o questione del Paese, di fatto piegando il diritto penale per qualsiasi criticità di carattere sociale.
Questo modello non solo si è dimostrato inefficace a risolvere il problemi del nostro Paese, ma ha sollevato a più riprese dubbi da parte di associazioni e attivisti, a cui si aggiungono gli ammonimenti puntuali del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la più alta carica dello Stato e difensore ultimo della Costituzione.
Il salto di qualità è arrivato quando la strumentalizzazione è stata elevata dal livello della propaganda politica a quello del controllo sociale. I recenti avvenimenti mostrano che le crepe di questo modello sono ormai visibili in modo chiaro. Anche per quegli elettori che, in buona fede, hanno creduto alle parole di chi hanno votato sperando che avrebbero risolto i problemi di vita quotidiana a suon di manganellate – fisiche e al codice penale.
Purtroppo o per fortuna la realtà richiede soluzioni più complesse, ma si sa: legiferare è semplice, non ha costo – nell’immediato – e permette ai politici di dire «ci siamo, abbiamo fatto qualcosa per voi». Parole al vento, con conseguenze reali per tutti e tutte noi.