Ospite di Quarta Repubblica, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è tornato a rivendicare il “record” di rimpatri degli stranieri irregolari. «L’anno scorso siamo arrivati a circa 7mila espulsioni, ho dato l’obiettivo ai miei uffici di arrivare almeno a 10mila quest’anno». Si tratta di una cifra che il ministro ripete da mesi e che compare anche nel video di auguri di fine anno pubblicato sui suoi canali social il 31 dicembre.

Il problema è che questo numero non coincide affatto con quello ufficiale comunicato dal suo stesso ministero a Eurostat. Secondo il database europeo, il totale è di 4.780 persone, ottenuto sommando i dati trimestrali: 1.250 nel primo trimestre, 1.150 nel secondo, 1.110 nel terzo e 1.270 nell’ultimo. La differenza è quindi di circa 2.200 persone, uno scarto di circa il 46% rispetto ai dati ufficiali europei.

Va detto che le discrepanze tra statistiche nazionali e dati Eurostat non sono rare e spesso dipendono dai criteri di conteggio: per esempio dall’inclusione o meno dei rimpatri volontari assistiti, dei respingimenti immediati alla frontiera o di altre forme di allontanamento. In altri casi incidono i tempi di consolidamento, perché i dati trasmessi inizialmente possono essere provvisori e venire aggiornati in seguito.

Sono spiegazioni plausibili, ma solo fino a un certo punto. In passato le differenze c’erano, ma erano generalmente più contenute. Nel 2024, per esempio, Eurostat indicava circa 4.480 rimpatri, poi rivisti dal Viminale a 5.406; nel 2023 si passò da 3.270 a 4.743. Il ministero ha sempre parlato di numeri suscettibili di revisione, ma considerando che i dati trasmessi a Eurostat provengono proprio dal Viminale, è quantomeno curioso che dalla stessa fonte emergano versioni così diverse e che lo stesso Piantedosi continui a ripetere il numero di 7mila rimpatri, senza chiarire se esiste una differenza metodologica sostanziale fra il dato italiano e quello fornito a Eurostat.

In assenza di spiegazioni, il dubbio è che i numeri vengano utilizzati per puro scopo politico, soprattutto su un tema su cui ogni giorno il governo prova a costruire il proprio consenso e su cui, soprattutto, la comunicazione politica corre più veloce della realtà.