Al Referendum sulla Giustizia non si potrà votare fuori sede
La maggioranza in Parlamento ha bocciato gli emendamenti delle opposizioni che chiedevano di inserire la possibilità di votare fuori sede al referendum sulla riforma della Giustizia in programma il 22 e 23 marzo prossimi. Il Governo avrebbe dato parere contrario, spiegando che ci sarebbero problemi tecnici legati alle tempistiche ristrette. Il decreto arriverà in aula il 2 febbraio, ma con ogni probabilità non ci saranno modifiche. La scelta mette a rischio il diritto di voto per circa 5 milioni di studenti e lavoratori fuori sede che sono domiciliati in un Comune diverso da quello di residenza. Nel frattempo Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso proposto dal comitato per il No, con il quale si contestava la decisione del Consiglio dei Ministri di votare il 22 e 23 marzo prossimi, confermando quindi le date.
Ricordiamo che il referendum riguarda, tra gli altri aspetti, la separazione delle carriere dei magistrati tra giudici e pubblici ministeri. La riforma, sostenuta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, è stata approvata nel corso dell’ultimo anno con quattro passaggi parlamentari, due alla Camera e due al Senato. Avendo ottenuto la maggioranza assoluta ma non quella dei due terzi dei componenti delle Camere, il testo dovrà essere sottoposto a referendum prima dell’entrata in vigore definitiva. Non è previsto alcun quorum: la riforma sarà approvata se i Sì supereranno i No, mentre in caso contrario l’attuale assetto resterà invariato.
Come già avvenuto in precedenti occasioni elettorali, l’assenza di una disciplina sul voto fuorisede rischia di limitare l’esercizio del diritto di voto per una parte significativa dell’elettorato. Una possibile soluzione strutturale esiste già: nel dicembre 2025 è stata depositata in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare sul voto fuori sede, promossa dalle associazioni @thegoodlobby_ita e @votofuorisede - insieme @will_ita e sostenuta anche da noi di VD News. Il testo, tuttavia, è attualmente fermo e spetta alla Commissione Affari Costituzionali del Senato avviare l’esame entro 30 giorni dall’annuncio in Commissione.